glutine – Rosalba Franco – Nutrizionista Osimo https://www.rosalbafranco.it Medico chirurgo specialista in scienze dell'alimentazione ad indirizzo nutrizionistico Tue, 03 Jun 2025 08:41:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.22 https://www.rosalbafranco.it/wp-content/uploads/2018/12/cropped-ico-32x32.png glutine – Rosalba Franco – Nutrizionista Osimo https://www.rosalbafranco.it 32 32 Un piatto speciale ma non semplice: tagliatelle al ragù https://www.rosalbafranco.it/tagliatelle-al-ragu/ Tue, 03 Jun 2025 08:39:22 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52926 ANDIAMO ALLA CONOSCENZA DI QUESTO PIATTO… La storia delle tagliatelle al ragù è strettamente legata alla tradizione culinaria della Emilia-Romagna, in particolare a Bologna, che è considerata la patria di questo piatto iconico. Le Tagliatelle: La parola “tagliatelle” si riferisce alla tipica pasta all’uovo, che ha origini antiche. La sua storia è legata alla tradizione…

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ANDIAMO ALLA CONOSCENZA DI QUESTO PIATTO…

La storia delle tagliatelle al ragù è strettamente legata alla tradizione culinaria della Emilia-Romagna, in particolare a Bologna, che è considerata la patria di questo piatto iconico.

Le Tagliatelle:

La parola “tagliatelle” si riferisce alla tipica pasta all’uovo, che ha origini antiche. La sua storia è legata alla tradizione della pasta fatta in casa, che risale probabilmente al Medioevo. Le tagliatelle, come altre varietà di pasta all’uovo, venivano preparate in molte case italiane, ma la loro forma e la loro consistenza venivano adattate in base alle diverse regioni. La versione bolognese delle tagliatelle, con la loro larghezza di circa 1 cm, è una delle più conosciute e apprezzate.

Il Ragù:

Il ragù, nella sua forma moderna, è un condimento a base di carne che si è sviluppato nel corso dei secoli in Italia. Sebbene esistano molte varianti regionali di ragù (come il ragù napoletano, il ragù siciliano, e il ragù alla napoletana), il ragù bolognese è il più famoso. Questo piatto viene comunemente considerato “invenzione” della cucina bolognese e risale alla fine del XIX secolo.

Nel 1891, un cuoco bolognese di nome Imola (secondo alcune fonti) creò un sugo che combinava carne di manzo e maiale, cucinato lentamente con soffritto di cipolla, carote, sedano, vino rosso e pomodoro. La ricetta era destinata a essere un piatto da servire con la pasta fresca, ma inizialmente non veniva associata specificamente alle tagliatelle. Solo successivamente il ragù bolognese è stato unito alle tagliatelle, dando vita al piatto che conosciamo oggi.

Nel 1982, la ricetta ufficiale del ragù alla bolognese è stata riconosciuta dalla Accademia Italiana della Cucina, che ha redatto una “ricetta ufficiale” per il ragù bolognese, specificando che non deve contenere panna (contrariamente a quanto spesso si vede nelle versioni più turistiche del piatto). Il piatto è da allora diventato simbolo della cucina emiliano-romagnola e uno dei più celebri piatti italiani nel mondo.

La Tradizione:

Nel corso del tempo, le tagliatelle al ragù sono diventate uno dei piatti più rappresentativi della cucina italiana, tanto che oggi sono apprezzate in tutta Italia e all’estero. In particolare, a Bologna, il piatto è considerato un simbolo della cultura gastronomica locale. Le famiglie bolognesi lo preparano tradizionalmente per le occasioni speciali, come le festività natalizie, e lo servono anche in molte trattorie e ristoranti della città.

Questa combinazione di pasta fresca e sugo ricco e saporito è ormai un emblema della cucina italiana,e la sua storia si è radicata nel cuore di ogni appassionato della buona cucina italiana.

Tagliatelle Alla Bolognese

 

Lo stai preparando tu stesso o ti è venuta voglia di mangiarlo?

Ecco come preparare le tagliatelle al ragù:

Ingredienti per 4 persone:

Per il ragù:

  • 300 g di carne macinata di manzo
  • 300 g di carne macinata di maiale
  • 1 cipolla media tritata
  • 1 carota media tritata
  • 1 costa di sedano tritato
  • 400 g di pomodori pelati (o passata di pomodoro)
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • 2 cucchiai di olio d’oliva
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • Sale e pepe q.b.
  • Un pizzico di noce moscata (opzionale)

Per le tagliatelle:

  • 400 g di farina
  • 4 uova
  • Un pizzico di sale

Preparazione:

Preparare il ragù:

  1. In una pentola capiente, scaldare l’olio d’oliva e soffriggere la cipolla, la carota e il sedano fino a quando sono morbidi e leggermente dorati.
  2. Aggiungere la carne macinata di manzo e maiale, facendola rosolare bene fino a quando non cambia colore.
  3. Sfumare con il vino rosso e lasciare evaporare l’alcol.
  4. Aggiungere i pomodori pelati (schiacciandoli leggermente con una forchetta), il concentrato di pomodoro, il sale, il pepe e un pizzico di noce moscata (se usato).
  5. Abbassare la fiamma, coprire e cuocere a fuoco lento per almeno 2 ore, mescolando di tanto in tanto. Se il sugo si asciuga troppo, aggiungere un po’ di acqua o brodo caldo.                                                                                                            

Preparare le tagliatelle:

  1. Su una superficie pulita, creare una fontana con la farina e rompere le uova al centro.
  2. Aggiungere un pizzico di sale e cominciare a mescolare con una forchetta, incorporando poco alla volta la farina.
  3. Quando l’impasto inizia a prendere forma, impastare con le mani fino a ottenere una pasta liscia ed elastica (circa 10-15 minuti).
  4. Coprire l’impasto con un panno e lasciarlo riposare per almeno 30 minuti.
  5. Stendere l’impasto con un matterello fino a ottenere uno spessore sottile (circa 2 mm) e tagliare le tagliatelle a strisce larghe circa 1 cm.
  6. Cuocere le tagliatelle in abbondante acqua salata per 2-3 minuti, o fino a quando non sono al dente.

Tagliatelle al Ragù | Ricette | Danzante

Comporre il piatto:

  1. Scolare le tagliatelle e condirle con il ragù preparato.
  2. Mescolare bene e servire caldo, magari con una spolverata di parmigiano grattugiato.

TAGLIATELLE AL RAGU’ VERSIONE LIGHT

Ecco una ricetta delle tagliatelle al ragù versione light, che rispetta il gusto ma con meno calorie e un apporto di grassi ridotto, senza sacrificare troppo il sapore:

Ingredienti (per 4 persone):

Per le tagliatelle:

  • 250 g di farina integrale (più leggera e ricca di fibre rispetto alla farina bianca)
  • 2 uova (puoi usare 1 uovo e 2 albumi per abbassare ulteriormente i grassi)
  • Un pizzico di sale
  • Un filo di olio d’oliva (facoltativo, per rendere l’impasto più elastico)

Per il ragù light:

  • 300 g di carne macinata di tacchino (o pollo) – più magra rispetto alla carne di manzo
  • 1 cipolla piccola, tritata
  • 1 carota, tritata
  • 1 costa di sedano, tritata
  • 400 g di passata di pomodoro (scegli una passata senza zuccheri aggiunti)
  • 1 cucchiaio di olio d’oliva extra vergine (se vuoi puoi ridurlo a mezzo cucchiaio o anche eliminarlo)
  • 1 bicchiere di vino bianco (facoltativo, ma arricchisce il sapore)
  • Sale e pepe q.b.
  • Un pizzico di noce moscata (opzionale, ma aggiunge un tocco di sapore)
  • Erbe aromatiche a piacere (rosmarino, basilico, origano)

Procedimento:

Per le tagliatelle:

  1. In una ciotola, mescola la farina integrale e un pizzico di sale. Fai un buco al centro e aggiungi le uova.
  2. Impasta prima con una forchetta, poi a mano, fino a ottenere un impasto omogeneo. Se è troppo secco, aggiungi un po’ di acqua tiepida, un cucchiaio alla volta.
  3. Lascia riposare l’impasto avvolto nella pellicola per 20-30 minuti.
  4. Stendi l’impasto con il mattarello o usa una macchina per la pasta, quindi taglia le tagliatelle.
  5. Cuoci le tagliatelle in abbondante acqua salata per 2-3 minuti (o fino a quando sono al dente se sono fresche).

Per il ragù light:

  1. In una padella, scalda un cucchiaio di olio d’oliva (oppure saltalo e usa solo il brodo di verdure o acqua per una versione ancora più leggera). Aggiungi la cipolla, la carota e il sedano tritati e fai soffriggere a fuoco basso finché non diventano morbidi.
  2. Aggiungi la carne macinata di tacchino (o pollo) e cuoci a fuoco medio, mescolando spesso fino a che non è ben rosolata. Puoi sfumare con un po’ di vino bianco per dare più sapore, ma è facoltativo.
  3. Aggiungi la passata di pomodoro e mescola. Aggiungi sale, pepe, un pizzico di noce moscata (se ti piace) e le erbe aromatiche.
  4. Lascia cuocere a fuoco basso per almeno 30 minuti, mescolando di tanto in tanto. Se il ragù si asciuga troppo, aggiungi un po’ di acqua o brodo vegetale.
  5. Regola di sale e pepe prima di spegnere il fuoco.

Assemblaggio:

  1. Quando le tagliatelle sono cotte, scolale e aggiungile al ragù. Mescola bene affinché le tagliatelle assorbano il sugo.
  2. Servi immediatamente, magari con una spolverata di parmigiano grattugiato (se ti piace, ma tienilo in quantità moderata per mantenere la leggerezza).

Consigli:

  • Puoi sostituire la carne macinata con tofu o seitan per una versione vegetariana o vegana.
  • Se vuoi una versione ancora più light, puoi usare spaghetti di zucchine al posto delle tagliatelle tradizionali.
  • Puoi arricchire il ragù con verdure come zucchine, melanzane, o peperoni, per aggiungere fibra e vitamine senza aggiungere troppe calorie.

Questa versione light delle tagliatelle al ragù è perfetta per chi vuole mantenere un’alimentazione sana senza rinunciare al gusto!

Tagliatelle di zucchine con tofu e Teriyaki al sesamo

Buon appetito!

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Il tortellino perfetto e la sua storia https://www.rosalbafranco.it/i-tortellini-ricetta-storia-e-tutto-quello-che-ce-da-sapere/ Tue, 03 Jun 2025 08:35:46 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52924 Quali sono le origini dei tortellini? Dal punto di vista storico, i tortellini sembrano avere radici molto antiche, risalenti al 500 d.C., quando la pasta ripiena era già una tradizione nelle regioni italiane. I tortellini sono documentati in ricette storiche risalenti al XVI secolo, ma è nel XVIII secolo che si affermano definitivamente come specialità…

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Quali sono le origini dei tortellini?

Dal punto di vista storico, i tortellini sembrano avere radici molto antiche, risalenti al 500 d.C., quando la pasta ripiena era già una tradizione nelle regioni italiane. I tortellini sono documentati in ricette storiche risalenti al XVI secolo, ma è nel XVIII secolo che si affermano definitivamente come specialità tipica di Bologna.

I tortellini sono un piatto tipico della cucina italiana, e la loro origine è contesa tra due città, Bologna e Modena, entrambe situate in Emilia-Romagna. La tradizione racconta che i tortellini siano nati in queste zone, e ci sono diverse leggende che ne spiegano la creazione.

Quali sono gli ingredienti per fare dei tortellini perfetti?

Per la pasta:

  • 400 g di farina 00
  • 4 uova
  • Un pizzico di sale

Per il ripieno:preparazione tortellini

  • 150 g di carne di maiale (preferibilmente lombo o spalla)
  • 150 g di carne di vitello (preferibilmente da brasato)
  • 50 g di prosciutto crudo
  • 1 uovo
  • 30 g di parmigiano grattugiato
  • Sale e pepe q.b.
  • Noce moscata (opzionale)

Qual è la preparazione perfetta per i tortellini?

  1. Preparazione della pasta:
  1. Disponi la farina a fontana su una superficie pulita e rompi le uova al centro.
  2. Aggiungi un pizzico di sale e inizia a mescolare con una forchetta, incorporando gradualmente la farina.
  3. Continua a lavorare l’impasto con le mani fino a ottenere una pasta liscia ed elastica. Se necessario, aggiungi un po’ di acqua.
  4. Avvolgi l’impasto nella pellicola trasparente e lascia riposare per almeno 30 minuti.
  1. Preparazione del ripieno:
  1. Cuoci le carni (maiale e vitello) in una padella con un po’ di olio o burro fino a quando sono ben dorate e cotte. Puoi anche bollirle per ottenere una carne più morbida.
  2. Una volta cotte, trita finemente le carni (puoi usare un tritacarne o un coltello affilato).
  3. Unisci il prosciutto crudo tritato, l’uovo, il parmigiano grattugiato, sale, pepe e noce moscata. Mescola bene per ottenere un ripieno omogeneo.
  1. Preparazione dei tortellini:
  1. Stendi la pasta in sfoglie sottili, utilizzando un mattarello o una macchina per la pasta.
  2. Ritaglia dei quadrati di circa 4 cm per lato.
  3. Posiziona una piccola quantità di ripieno al centro di ogni quadrato.
  4. Piegate il quadrato a metà formando un triangolo e premi i bordi per sigillarlo bene.
  5. Arrotola il triangolo su se stesso, passando le estremità attorno al dito per formare la tipica forma del tortellino.
  6. Ripeti il processo fino a esaurire la pasta e il ripieno.
  1. Cottura:
  2. Porta a bollore una pentola capiente di acqua salata.
  3. Cuoci i tortellini per circa 2-4 minuti o fino a quando vengono a galla.
  4. Scolali con una schiumarola e servili con il brodo caldo o con un condimento a base di burro fuso e salvia.

tortellini in brodo

tortellini al ragù

Quali sono i condimenti più amati per i tortellini?

  • In brodo: Questo è il modo più tradizionale di gustare i tortellini, soprattutto in Emilia-Romagna. Il brodo di carne, ricco e profumato, esalta il sapore delicato del ripieno.
  • Con il ragù alla bolognese: Un abbinamento classico e gustoso. Il ragù, lento e ricco, si sposa perfettamente con la pasta fresca dei tortellini.
  • Con la panna: Un condimento cremoso e delicato, perfetto per chi preferisce un gusto più morbido. Si può arricchire con salvia, parmigiano o tartufo.
  • Burro e salvia: Un condimento semplice ma molto saporito. Il burro fuso con la salvia esalta il gusto dei tortellini.
  • Con sughi di verdure: Per un tocco più leggero, si possono utilizzare sughi a base di pomodoro, funghi, zucchine o spinaci.
  • Fritti: I tortellini fritti sono una variante sfiziosa e perfetta come antipasto o secondo piatto. Si possono friggere in olio oppure passati nell’uovo e nel pangrattato.

Alcune curiosità sui tortellini

  1.  Forma caratteristica: I tortellini hanno una forma piccola e piegata a mezzaluna, quasi come un piccolo anello. Si dice che la loro forma sia stata pensata per essere comoda da mangiare con le mani, soprattutto nei pranzi festivi.
  2. Un piatto ricco di storia: Sebbene siano noti in tutto il mondo, i tortellini sono tradizionalmente legati alla cucina emiliana, in particolare a Bologna e Modena. Nella tradizione, i tortellini sono serviti con un brodo di carne ricco, come piatto principale nelle occasioni speciali.
  3. Tortellini “contro” cappelletti: A volte si tende a confondere i tortellini con i cappelletti, un altro tipo di pasta ripiena. I cappelletti sono più grandi e hanno una forma diversa, ma la differenza principale sta nella zona di origine: i tortellini sono tipici dell’Emilia-Romagna, mentre i cappelletti sono più associati alle Marche e all’Emilia.
  4. Tortellini e tradizioni religiose: In alcune zone dell’Emilia-Romagna, i tortellini sono consumati anche in occasioni religiose, come il Natale, e si dice che la preparazione della pasta ripiena fosse un’attività simbolica legata alla famiglia e alla comunità.
  5. Il ripieno: Tradizionalmente, i tortellini sono ripieni di un mix di carne di maiale, prosciutto crudo, parmigiano reggiano, e un po’ di noce moscata. Oggi, ci sono varianti con ripieni diversi, inclusi quelli vegetariani.
  6. Un piatto protetto: Nel 2003, la Comunità Europea ha riconosciuto i tortellini di Bologna come prodotto tradizionale garantito, riconoscendo così la loro importanza culturale e storica.

  Tortellini light con ricotta e spinaci alla salvia e limone

Tempo di preparazione: 15 minuti

Tempo di cottura: 5 minuti

Ingredienti:

  • 80 g di tortellini con ricotta e spinaci
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • 10 g di basilico
  • foglie di salvia fresca
  • 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva
  • 5 g di timo fresco

Preparazione:

  1. Porta a bollore una pentola di acqua salata e cuoci i tortellini.
  2. Nel frattempo scalda con l’olio una padella antiaderente, aggiungi le foglie di salvia e la scorza di limone grattugiata, cuoci a fuoco medio per un paio di minuti.
  3. Scola i tortellini e aggiungili nella padella con salvia e limone, cuoci a fuoco lento per un minuto.
  4. Trita il timo e il basilico e aggiungilo ai tortellini mescolando bene.

ricetta light tortellini

 

 

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Il Diabete, cause, tipologie e trattamenti https://www.rosalbafranco.it/il-diabete/ Tue, 03 Jun 2025 08:28:28 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52967 CHE COS È IL DIABETE? Il diabete, nota anche come “iperglicemia”, è una malattia cronica caratterizzata da un eccesso di zuccheri (glucosio) nel sangue. Si divide in due forme principali: il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2.   CAUSE Il diabete può essere causata da un’insufficiente produzione di insulina (ossia l’ormone che regola il livello di…

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CHE COS È IL DIABETE?

Il diabete, nota anche come “iperglicemia”, è una malattia cronica caratterizzata da un eccesso di zuccheri (glucosio) nel sangue. Si divide in due forme principali: il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2.

 

CAUSE

Il diabete può essere causata da un’insufficiente produzione di insulina (ossia l’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue) o da una sua inadeguata azione. Si riconoscono tra le cause della malattia un’interazione tra fattori genetici (familiarità) e fattori ambientali (vita sedentaria abitudini alimentari e altro).

 

DIABETE DI TIPO 1

È una forma autoimmune in cui il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina. È più comune nei bambini e nei giovani adulti e richiede l’assunzione di insulina quotidiana.

 

DIABETE DI TIPO  2

In questa forma, il corpo non produce abbastanza insulina o non riesce a utilizzarla in modo efficace (insulino-resistenza). Il diabete di tipo 2 è più comune negli adulti ed è spesso associato a fattori di rischio come l’obesità, la sedentarietà e una dieta poco sana.

 

Esiste anche il diabete gestazionale, che si sviluppa durante la gravidanza e generalmente scompare dopo il parto, ma può aumentare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 in futuro.

I SINTOMI DEL DIABETE

Spesso la presenza di iperglicemia non dà alcun sintomo né segno, per tale motivo il diabete è considerata una malattia subdola. Talvolta i sintomi compaiono quando la malattia è già presente da anni. La sintomatologia classica, nei casi acuti, è caratterizzata da stanchezza, aumento della sete, aumento della diuresi (poliuria) perdita di peso non ricercata, a volte addirittura concomitante all’aumento dell’appetito, malessere, dolori addominali, sino ad arrivare, nei casi più gravi, a confusione mentale e perdita di coscienza.

La costante presenza di valori di glicemia superiori alla norma aumenta il rischio di complicanze macrovascolari e microvascolari (danno dei vasi sanguigni).
Le maggiori complicanze derivate dal diabete possono arrecare al paziente diversi danni, che si dividono in:

  • Neurologici (neuropatia): alterazione anatomica e funzionale del sistema nervoso centrale, periferico e Volontario, deficit sensitivi, motori, visivi, acustici,
  • Renali (nefropatia): danno alle strutture filtranti del rene (glomeruli e tubuli renali) che può portare in casi estremi alla dialisi (in Italia il 30% dei pazienti in terapia dialitica sono diabetici),
  • Oculari (retinopatia): causata da iperglicemia cronica e ipertensione che portano ad alterazione dei vasi sanguigni con conseguente peggioramento della vista fino alla cecità,
  • Cardio-cerebrovascolari: infarto miocardico o cardiopatia ischemica, ictus cerebrale.

TRATTAMENTI

Terapia insulinica:  È inevitabile per curare il diabete di tipo 1, consiste in iniezioni sottocutanee e grazie a questa terapia e ad un corretto stile di vita la maggior parte dei pazienti riesce a condurre una vita normale e a prevenire l’insorgenza delle complicazioni a lungo termine della malattia.

Terapie per il diabete tipo 2:Attualmente non esiste un farmaco valido per tutti i pazienti affetti da diabete tipo 2, motivo per cui è necessario, per ogni singolo paziente, costruire una terapia individuale in relazione alla diversa situazione clinica e alle differenti caratteristiche personali. Solo il 10% dei pazienti affetti da diabete tipo 2 però mantiene un buon controllo della patologia metabolica in assenza di trattamento.

 

PREVENZIONE

  • L’ “obesità” è uno dei principali fattori di rischio per il diabete di tipo 2. Anche perdere una piccola quantità di peso (5-10% del peso corporeo) può ridurre significativamente il rischio di sviluppare il diabete;
  • Una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali, proteine magre (come pesce, pollame, legumi) e grassi sani (come quelli presenti in avocado, noci e olio d’oliva) può aiutare a mantenere stabile il livello di zucchero nel sangue. È importante limitare il consumo di zuccheri aggiunti, cibi processati e carboidrati raffinati (come pane bianco, pasta e dolci);
  • Fare esercizio fisico regolarmente;
  • Bere troppo alcol può aumentare il rischio di diabete. Se si beve, è importante farlo con moderazione;
  • Monitorare la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo;
  • Controllare i livelli di zucchero nel sangue;

 

DIETA DIABETICA

Una dieta diabetica ha lo scopo di mantenere i livelli di zucchero nel sangue (glucosio) sotto controllo, evitando picchi e cali improvvisi. Non si tratta di una dieta “restrittiva” in senso stretto, ma piuttosto di un piano alimentare equilibrato, che privilegia alimenti nutrienti e a basso indice glicemico.

Ecco alcuni principi base della dieta per il diabete:

1. Controllo delle porzioni

2. Carboidrati complessi

I carboidrati sono importanti perché forniscono energia, ma devono essere scelti con attenzione. È meglio optare per carboidrati complessi che rilasciano glucosio lentamente nel sangue. Evita i carboidrati semplici, come quelli presenti nei dolci, nelle bibite zuccherate, nei prodotti da forno industriali, che causano un rapido aumento della glicemia.

3. Grassi sani

I grassi sani aiutano a migliorare la sensibilità all’insulina e a mantenere il cuore sano. I grassi saturi e trans (presenti in molti alimenti trasformati) vanno limitati.

4. Proteine magre

Le proteine sono importanti per la costruzione dei tessuti e per mantenere la sensazione di sazietà. Scegli fonti di proteine magre per evitare un eccessivo apporto di grassi saturi.

5. Verdure

Le verdure dovrebbero costituire una parte fondamentale della dieta. Sono ricche di fibre, vitamine e minerali e hanno un basso indice glicemico.

6. Frutta

La frutta è una fonte naturale di zuccheri, ma è meglio scegliere frutti a basso indice glicemico e consumarla con moderazione.

Evita la frutta troppo zuccherina o quella trasformata (come succhi di frutta o frutta sciroppata).

7. Bevande

Le bevande zuccherate, come le bibite gassate e i succhi di frutta, vanno evitati perché causano rapidi aumenti di zucchero nel sangue. È meglio bere acqua, tè non zuccherato, caffè senza zucchero o acqua frizzante.

ESEMPIO DI MENU GIORNALIERO 

Colazione:

  • Un porridge di avena con una manciata di mirtilli freschi e una cucchiaiata di semi di chia
  • Un bicchiere di latte scremato o yogurt greco senza zucchero
  • Una tazza di tè verde o caffè senza zucchero

Spuntino mattutino:

  • Una mela e una manciata di mandorle non salate

Pranzo:

  • Insalata di pollo (pollo alla griglia, lattuga, pomodori, cetrioli, avocado, condita con olio d’oliva e aceto balsamico)
  • Un piatto di quinoa o riso integrale
  • Un bicchiere di acqua

Spuntino pomeridiano:

  • Carote crude con hummus
  • Un tè o caffè senza zucchero

Cena:

  • Filetto di salmone al forno con erbe aromatiche
  • Contorno di broccoli e cavolfiore al vapore
  • Una fetta di pane integrale

Dopocena:

  • Un quadratino di cioccolato fondente (minimo 70% cacao) o uno yogurt naturale senza zucchero

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Riso parboiled o Risotto? Le 7 note per il Risotto perfetto: “Risotto con scampi e asparagi di mare” https://www.rosalbafranco.it/riso-parboiled-o-risotto-le-7-note-per-il-piatto-perfetto-risotto-con-scampi-e-asparagi-di-mare/ Sun, 02 Aug 2020 09:05:37 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52696 CIBO IN…CUCINA  Riso parboiled o Risotto? Le 7 Note per il Risotto perfetto: “Risotto con scampi e asparagi di mare” Scegliere il riso parboiled anziché il riso bianco permette di assumere più micronutrienti. Il trattamento cui è sottoposto questo tipo di riso (vapore-essiccazione-gelatinizzazione) permette infatti di salvaguardare parte delle vitamine e dei sali minerali che…

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CIBO IN…CUCINA 

Riso parboiled o Risotto?

Le 7 Note per il Risotto perfetto:

“Risotto con scampi e asparagi di mare”

Scegliere il riso parboiled anziché il riso bianco permette di assumere più micronutrienti. Il trattamento cui è sottoposto questo tipo di riso (vapore-essiccazione-gelatinizzazione) permette infatti di salvaguardare parte delle vitamine e dei sali minerali che vengono invece persi nel riso bianco. Il riso parboiled è inoltre più digeribile rispetto a quello bianco. Il suo contenuto in fibre è però inferiore rispetto a quello del riso integrale: per questo in termini di effetti benefici per la salute, il riso integrale in generale continua ad essere la tipologia più consigliata dagli specialisti della nutrizione.

Il riso inoltre è un cereale privo di glutine, quindi adatto anche all’alimentazione di chi è affetto da celiachia.

MA NEL PIATTO?

È il riso della donna moderna, di oggi, evoluta, tecnologica, che lavora, va di fretta, ha troppi impegni da portare a termine a fine giornata, è il riso da portare in spiaggia e…il riso di Eta Beta, a consistenza gommosa che non scuoce mai perchè non cuoce mai e il suo contrario.

I chicchi di riso restano integri e separati dalla massa, utili per insalate fredde o per preparazioni veloci, da tenere in frigo pronti per più giorni e condire all’occorrenza.

Niente a che vedere, però, con il piacere di cucinare un buon risotto ad opera d’arte, all’onda e ben mantecato.

Per preparare un buon risotto è necessaria la costanza di aggiungere un mestolo di brodo ogni volta e al momento giusto, prima che si asciughi troppo, prima che inizi ad attaccarsi o bruciare, ma senza nemmeno affogarlo nel brodo. Con pazienza, tempo, carezza del cucchiaio per amalgamarlo, attenzione continua per non scuocerlo troppo.

Non si lascia mai la casseruola insomma, guai…se non si vuole rovinare la ricetta.

Quando non si trova il tempo in cucina, supplisce la passione.

Risotto…grande pietanza e curiosa metafora delle relazioni umane.

LE 7 NOTE PER IL RISOTTO PERFETTO:

  1. Il brodo

Scordatevi i dadi o il granulare e preparate un buon brodo fatto in casa con sedano carota e cipolla, o di carne o un fumetto di pesce.

  1. Tostare il riso

Far saltare 80/100 gr di riso, a porzione. In casseruola per qualche minuto, la tostatura permette al chicco di mantenere la sua consistenza e compattezza, e non dare quella sensazione ospedaliera al palato di…riso bollito.

  1. Sfumare il riso

Significa aggiungere un cucchiaino di vino ben freddo e lasciarlo evaporare. L’alcool bilancerà con la sua acidità il sapore del risotto, scioglierà eventuali grassi, dará vita ad un risotto cremoso.

  1. Versare il brodo piano piano

Il tempo di cottura di un risotto va dai 15 ai 18 minuti. Mescolarlo delicatamente dal basso verso l’alto.

  1. Gli ingredienti del riso

Inserire la carne ad inizio cottura. Le verdure a metà cottura. Il pesce a fine cottura. Gli Ingredienti che siano freschi e del nostro territorio.

  1. Mantecare il riso

Spegnere la fiamma e toglierlo dal fuoco. A questo punto inserite una noce di burro o olio extra vergine di oliva gelato, bastano 5 gr (no panna per carità !!) e un cucchiaino di parmigiano. Scuotere la casseruola con movimento del polso creando onde morbide.

  1. L’impiattamento

Versare con un cucchiaio il risotto in un piatto piano o vassoio e dare piccoli colpi sotto col palmo della mano, per distenderlo in tutta la sua superficie. Il risotto è perfetto quando scivola morbido e cremoso sul piatto, si scioglie in bocca e i chicchi sono ben amalgamati tra loro.

A piacere, sopra, spezie, semi tostati, pepe bianco.

Buon appetito

(Foto live: Risotto con scampi e asparagi di mare)

* Le informazioni quantitative e qualitative riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana personalizzata ed equilibrata, soprattutto in presenza di patologie conclamate e nell’evenienza di quelle non riconosciute, è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o del medico specialista in dietologia e nutrizione. I miei pazienti, in cura, seguano pure le dosi indicate sul menu giornaliero della terapia dietologica personalizzata e da me assegnata.

 

 

 

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Alterazione dell’olfatto e mortalità: un indicatore dello stato di salute nell’anziano https://www.rosalbafranco.it/alterazione-dellolfatto-e-mortalita-un-indicatore-dello-stato-di-salute-nellanziano/ Fri, 24 May 2019 15:59:09 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52539   Alterazione dell’olfatto e mortalità: un indicatore dello stato di salute nell’anziano La relazione tra compromissione dell’olfatto e malattia è un aspetto poco esplorato dalla ricerca medica. L’olfatto è tra le strutture limbiche più antiche dell’uomo e ha un ruolo determinante, ma sottovalutato nella salute e nel comportamento. L’olfatto facilita l’individuazione e l’identificazione di alimenti…

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Alterazione dell’olfatto e mortalità: un indicatore dello stato di salute nell’anziano

La relazione tra compromissione dell’olfatto e malattia è un aspetto poco esplorato dalla ricerca medica. L’olfatto è tra le strutture limbiche più antiche dell’uomo e ha un ruolo determinante, ma sottovalutato nella salute e nel comportamento. L’olfatto facilita l’individuazione e l’identificazione di alimenti avariati e dei rischi ambientali da sostanze volatili, influenza l’igiene personale e lo stato nutrizionale attraverso il suo impatto sull’appetito e sul comportamento alimentare.

Le regioni olfattive hanno connessioni reciproche con regioni cerebrali chiave che condizionano la memoria, l’emozione e la sazietà. Il nervo olfattivo è l’unico nervo cranico direttamente esposto all’ambiente ed è vulnerabile alle noxae provocate da condizioni che contribuiscono alla mortalità, come malattie croniche, lesioni cerebrali traumatiche e malattie neurodegenerative. Negli anziani una riduzione del senso del’olfatto è comune ed è stato collegato ad una mortalità più elevata. Tuttavia, la maggior parte degli studi ha avuto un follow-up breve e non ha esplorato le potenziali spiegazioni.

E’ stato pubblicato sugli Annals of Internal Medicine uno studio di coorte prospettico (2) che ha arruolato 2289 adulti di età compresa tra 71 e 82 anni (37,7% di persone di colore e 51,9% di donne) e seguiti per 13 anni. Ai partecipanti veniva valutato lo stato olfattivo mediante il Brief Smell Identification Test (BSIT) somministrato durante l’appuntamento di follow-up , con registrazione del tasso di mortalità per tutte le cause e cause specifiche a 3, 5, 10 e 13 anni dopo il basale.

A 13 anni di follow-up 1211 soggetti erano deceduti. Rispetto a quelli che avevano un senso dell’olfatto integro, i soggetti con un’alterazione olfattiva presentavano un rischio cumulativo di morte del 46% più alto dopo 10 anni (RR, 1,46 [IC 95%, 1,27-1,67]) e del 30% dopo 13 anni (RR, 1,30 [IC, 1,18-1,42]). Associazioni simili sono state trovate in uomini e donne, in persone bianche e nere. Tuttavia, l’associazione tra alterazione dell’olfatto è mortalità nel periodo di osservazione era evidente tra i partecipanti che avevano un livello di salute eccellente rispetto alla norma (mortalità a 10 anni RR 1,62 [CI, 1,37-1,90]) ma non tra quelli che avevano una salute da buona a cattiva (mortalità a 10 anni RR , 1,06 [CI, 0,82-1,37]).

Nell’analisi di mortalità causa-specifica lo scarso olfatto era associato a una mortalità più elevata per malattie neurodegenerative (demenza o morbo di Parkinson) e modestamente legato alla morte per malattie cardiovascolari. Tra i partecipanti allo studio con scarso olfatto le malattie neuro-degenerative da sole spiegavano il 22% e la perdita di peso il 6% della mortalità a 10 anni più elevata.

Questo studio si aggiunge alle evidenze per il legame tra declino olfattivo, perdita di peso involontaria e rischio di demenza e morte. Potrebbe essere un segnale di allarme precoce per condizioni di salute avverse e insidiose per l’aspettativa di vita a lungo termine negli anziani, particolarmente per quelli in apparente in buona/ottima salute.

L’utilizzo della perdita dell’olfatto come potenziale fattore predittivo della malattia neurodegenerativa necessita di conferme, ma apre nuovi scenari per la ricerca nella pratica clinica dove la maggior parte degli anziani non riesce a riconoscere la propria diminuzione dell’olfatto e i medici raramente ne controllano l’integrità nei loro pazienti.

 

 

Credits: MSD Salute

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Diagnosi celiachia: biopsia si o no? https://www.rosalbafranco.it/diagnosi-celiachia-biopsia-si-o-no/ Wed, 22 May 2019 17:31:50 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52531 Una dieta sana non segue le mode   La celiachia è una patologia ad ampia diffusione (si stima ne sia affetto circa l’1% della popolazione) e ancora sotto-diagnosticata (su 600.000 casi attesi in Italia quelli realmente diagnosticati sono solo 190.000). Se ne parla sempre di più perché l’aumento di attenzione sull’argomento (e il conseguente lento incremento dei…

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Una dieta sana non segue le mode

 

La celiachia è una patologia ad ampia diffusione (si stima ne sia affetto circa l’1% della popolazione) e ancora sotto-diagnosticata (su 600.000 casi attesi in Italia quelli realmente diagnosticati sono solo 190.000).

Se ne parla sempre di più perché l’aumento di attenzione sull’argomento (e il conseguente lento incremento dei casi diagnosticati) ha portato la necessità di garantire la disponibilità di prodotti, cucine e ambienti dove chi ne ha bisogno possa seguire una dieta senza glutine.
Per il celiaco la dieta senza glutine è da considerarsi un salva-vita, in considerazione delle molteplici e anche gravi conseguenze che il glutine può causare.

Ma negli anni si è assistito ad una aggressiva campagna pubblicitaria che ha diffuso la convinzione, che non ha alcuna dimostrazione scientifica, che il glutine sia dannoso anche per chi celiaco non è.

La pubblicità (ingannevole) e le mode alimentari (ancora più ingannevoli) tendono a farci pensare che ogni prodotto gluten free sia sano e dietetico: in realtà i prodotti commercializzati gluten free sono soprattutto prodotti industriali da forno e possono causare tutti i danni connessi a un eccesso del loro consumo; in questo modo l’intento salutista viene vanificato dal consumo di cibo spazzatura o alimenti fortemente industrializzati.

 

I prodotti senza glutine sono dannosi per chi è sano

Inoltre i prodotti senza glutine presentano un maggiore indice glicemico.

L’indice glicemico è un parametro che indica la velocità con cui aumenta la concentrazione di glucosio nel sangue dopo l’assunzione di 50 grammi di carboidrati. Insieme al carico glicemico, ovvero la quantità di carboidrati assunti, è responsabile dell’accumularsi di calorie nel nostro organismo. In altre parole, più alto è l’indice glicemico di un alimento maggiore sarà l’accumulo di calorie in eccesso.

Ciò significa che tali prodotti aumentano il rischio di obesità e possono quindi essere pericolosi anche per i bambini.

 

La diagnosi della celiachia possibile anche senza biopsia?

A tale proposito recentemente si è parlato di diagnosi di celiachia che, dicono i ricercatori europei, può essere fatta senza istologia in un “numero significativo” di bambini.
Marjolijn Landman del Maasstad Ziekenhuis di Rotterdam e colleghi hanno valutato l’effetto dell’attuazione delle linee guida 2012 della Società Europea per la Gastroenterologia Pediatrica, l’Epatologia e la Nutrizione (Espghan) e l’algoritmo diagnostico per una diagnosi di celiachia in 253 bambini (età media 6,6 anni, per il 59% ragazze ) in Olanda.
Le linee guida affermano che la biopsia – attuale gold standard – potrebbe essere evitata nei bambini che soddisfano criteri specifici.

In particolare la biopsia potrebbe essere omessa nei bambini sintomatici con anticorpi anti-transglutaminasi tissutale (IgA-tTG) superiori di 10 volte il limite della norma, con anticorpi anti-endomisio (Ema) e marcatori genetici predisponenti (Hla Dq2/8). Nei bambini asintomatici a maggior rischio di celiachia, la diagnosi si basa su sierologia e istologia positive.

Dati in parte contestati da altri studi americani ma è aperto a tal proposito il dibattito. Rimane il fatto che sul tema sono molte le ricerche in corso.

 

Credits: Arch Dis Child 2019

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