Admin – Rosalba Franco – Nutrizionista Osimo https://www.rosalbafranco.it Medico chirurgo specialista in scienze dell'alimentazione ad indirizzo nutrizionistico Tue, 03 Jun 2025 08:41:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.22 https://www.rosalbafranco.it/wp-content/uploads/2018/12/cropped-ico-32x32.png Admin – Rosalba Franco – Nutrizionista Osimo https://www.rosalbafranco.it 32 32 Un piatto speciale ma non semplice: tagliatelle al ragù https://www.rosalbafranco.it/tagliatelle-al-ragu/ Tue, 03 Jun 2025 08:39:22 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52926 ANDIAMO ALLA CONOSCENZA DI QUESTO PIATTO… La storia delle tagliatelle al ragù è strettamente legata alla tradizione culinaria della Emilia-Romagna, in particolare a Bologna, che è considerata la patria di questo piatto iconico. Le Tagliatelle: La parola “tagliatelle” si riferisce alla tipica pasta all’uovo, che ha origini antiche. La sua storia è legata alla tradizione…

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ANDIAMO ALLA CONOSCENZA DI QUESTO PIATTO…

La storia delle tagliatelle al ragù è strettamente legata alla tradizione culinaria della Emilia-Romagna, in particolare a Bologna, che è considerata la patria di questo piatto iconico.

Le Tagliatelle:

La parola “tagliatelle” si riferisce alla tipica pasta all’uovo, che ha origini antiche. La sua storia è legata alla tradizione della pasta fatta in casa, che risale probabilmente al Medioevo. Le tagliatelle, come altre varietà di pasta all’uovo, venivano preparate in molte case italiane, ma la loro forma e la loro consistenza venivano adattate in base alle diverse regioni. La versione bolognese delle tagliatelle, con la loro larghezza di circa 1 cm, è una delle più conosciute e apprezzate.

Il Ragù:

Il ragù, nella sua forma moderna, è un condimento a base di carne che si è sviluppato nel corso dei secoli in Italia. Sebbene esistano molte varianti regionali di ragù (come il ragù napoletano, il ragù siciliano, e il ragù alla napoletana), il ragù bolognese è il più famoso. Questo piatto viene comunemente considerato “invenzione” della cucina bolognese e risale alla fine del XIX secolo.

Nel 1891, un cuoco bolognese di nome Imola (secondo alcune fonti) creò un sugo che combinava carne di manzo e maiale, cucinato lentamente con soffritto di cipolla, carote, sedano, vino rosso e pomodoro. La ricetta era destinata a essere un piatto da servire con la pasta fresca, ma inizialmente non veniva associata specificamente alle tagliatelle. Solo successivamente il ragù bolognese è stato unito alle tagliatelle, dando vita al piatto che conosciamo oggi.

Nel 1982, la ricetta ufficiale del ragù alla bolognese è stata riconosciuta dalla Accademia Italiana della Cucina, che ha redatto una “ricetta ufficiale” per il ragù bolognese, specificando che non deve contenere panna (contrariamente a quanto spesso si vede nelle versioni più turistiche del piatto). Il piatto è da allora diventato simbolo della cucina emiliano-romagnola e uno dei più celebri piatti italiani nel mondo.

La Tradizione:

Nel corso del tempo, le tagliatelle al ragù sono diventate uno dei piatti più rappresentativi della cucina italiana, tanto che oggi sono apprezzate in tutta Italia e all’estero. In particolare, a Bologna, il piatto è considerato un simbolo della cultura gastronomica locale. Le famiglie bolognesi lo preparano tradizionalmente per le occasioni speciali, come le festività natalizie, e lo servono anche in molte trattorie e ristoranti della città.

Questa combinazione di pasta fresca e sugo ricco e saporito è ormai un emblema della cucina italiana,e la sua storia si è radicata nel cuore di ogni appassionato della buona cucina italiana.

Tagliatelle Alla Bolognese

 

Lo stai preparando tu stesso o ti è venuta voglia di mangiarlo?

Ecco come preparare le tagliatelle al ragù:

Ingredienti per 4 persone:

Per il ragù:

  • 300 g di carne macinata di manzo
  • 300 g di carne macinata di maiale
  • 1 cipolla media tritata
  • 1 carota media tritata
  • 1 costa di sedano tritato
  • 400 g di pomodori pelati (o passata di pomodoro)
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • 2 cucchiai di olio d’oliva
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • Sale e pepe q.b.
  • Un pizzico di noce moscata (opzionale)

Per le tagliatelle:

  • 400 g di farina
  • 4 uova
  • Un pizzico di sale

Preparazione:

Preparare il ragù:

  1. In una pentola capiente, scaldare l’olio d’oliva e soffriggere la cipolla, la carota e il sedano fino a quando sono morbidi e leggermente dorati.
  2. Aggiungere la carne macinata di manzo e maiale, facendola rosolare bene fino a quando non cambia colore.
  3. Sfumare con il vino rosso e lasciare evaporare l’alcol.
  4. Aggiungere i pomodori pelati (schiacciandoli leggermente con una forchetta), il concentrato di pomodoro, il sale, il pepe e un pizzico di noce moscata (se usato).
  5. Abbassare la fiamma, coprire e cuocere a fuoco lento per almeno 2 ore, mescolando di tanto in tanto. Se il sugo si asciuga troppo, aggiungere un po’ di acqua o brodo caldo.                                                                                                            

Preparare le tagliatelle:

  1. Su una superficie pulita, creare una fontana con la farina e rompere le uova al centro.
  2. Aggiungere un pizzico di sale e cominciare a mescolare con una forchetta, incorporando poco alla volta la farina.
  3. Quando l’impasto inizia a prendere forma, impastare con le mani fino a ottenere una pasta liscia ed elastica (circa 10-15 minuti).
  4. Coprire l’impasto con un panno e lasciarlo riposare per almeno 30 minuti.
  5. Stendere l’impasto con un matterello fino a ottenere uno spessore sottile (circa 2 mm) e tagliare le tagliatelle a strisce larghe circa 1 cm.
  6. Cuocere le tagliatelle in abbondante acqua salata per 2-3 minuti, o fino a quando non sono al dente.

Tagliatelle al Ragù | Ricette | Danzante

Comporre il piatto:

  1. Scolare le tagliatelle e condirle con il ragù preparato.
  2. Mescolare bene e servire caldo, magari con una spolverata di parmigiano grattugiato.

TAGLIATELLE AL RAGU’ VERSIONE LIGHT

Ecco una ricetta delle tagliatelle al ragù versione light, che rispetta il gusto ma con meno calorie e un apporto di grassi ridotto, senza sacrificare troppo il sapore:

Ingredienti (per 4 persone):

Per le tagliatelle:

  • 250 g di farina integrale (più leggera e ricca di fibre rispetto alla farina bianca)
  • 2 uova (puoi usare 1 uovo e 2 albumi per abbassare ulteriormente i grassi)
  • Un pizzico di sale
  • Un filo di olio d’oliva (facoltativo, per rendere l’impasto più elastico)

Per il ragù light:

  • 300 g di carne macinata di tacchino (o pollo) – più magra rispetto alla carne di manzo
  • 1 cipolla piccola, tritata
  • 1 carota, tritata
  • 1 costa di sedano, tritata
  • 400 g di passata di pomodoro (scegli una passata senza zuccheri aggiunti)
  • 1 cucchiaio di olio d’oliva extra vergine (se vuoi puoi ridurlo a mezzo cucchiaio o anche eliminarlo)
  • 1 bicchiere di vino bianco (facoltativo, ma arricchisce il sapore)
  • Sale e pepe q.b.
  • Un pizzico di noce moscata (opzionale, ma aggiunge un tocco di sapore)
  • Erbe aromatiche a piacere (rosmarino, basilico, origano)

Procedimento:

Per le tagliatelle:

  1. In una ciotola, mescola la farina integrale e un pizzico di sale. Fai un buco al centro e aggiungi le uova.
  2. Impasta prima con una forchetta, poi a mano, fino a ottenere un impasto omogeneo. Se è troppo secco, aggiungi un po’ di acqua tiepida, un cucchiaio alla volta.
  3. Lascia riposare l’impasto avvolto nella pellicola per 20-30 minuti.
  4. Stendi l’impasto con il mattarello o usa una macchina per la pasta, quindi taglia le tagliatelle.
  5. Cuoci le tagliatelle in abbondante acqua salata per 2-3 minuti (o fino a quando sono al dente se sono fresche).

Per il ragù light:

  1. In una padella, scalda un cucchiaio di olio d’oliva (oppure saltalo e usa solo il brodo di verdure o acqua per una versione ancora più leggera). Aggiungi la cipolla, la carota e il sedano tritati e fai soffriggere a fuoco basso finché non diventano morbidi.
  2. Aggiungi la carne macinata di tacchino (o pollo) e cuoci a fuoco medio, mescolando spesso fino a che non è ben rosolata. Puoi sfumare con un po’ di vino bianco per dare più sapore, ma è facoltativo.
  3. Aggiungi la passata di pomodoro e mescola. Aggiungi sale, pepe, un pizzico di noce moscata (se ti piace) e le erbe aromatiche.
  4. Lascia cuocere a fuoco basso per almeno 30 minuti, mescolando di tanto in tanto. Se il ragù si asciuga troppo, aggiungi un po’ di acqua o brodo vegetale.
  5. Regola di sale e pepe prima di spegnere il fuoco.

Assemblaggio:

  1. Quando le tagliatelle sono cotte, scolale e aggiungile al ragù. Mescola bene affinché le tagliatelle assorbano il sugo.
  2. Servi immediatamente, magari con una spolverata di parmigiano grattugiato (se ti piace, ma tienilo in quantità moderata per mantenere la leggerezza).

Consigli:

  • Puoi sostituire la carne macinata con tofu o seitan per una versione vegetariana o vegana.
  • Se vuoi una versione ancora più light, puoi usare spaghetti di zucchine al posto delle tagliatelle tradizionali.
  • Puoi arricchire il ragù con verdure come zucchine, melanzane, o peperoni, per aggiungere fibra e vitamine senza aggiungere troppe calorie.

Questa versione light delle tagliatelle al ragù è perfetta per chi vuole mantenere un’alimentazione sana senza rinunciare al gusto!

Tagliatelle di zucchine con tofu e Teriyaki al sesamo

Buon appetito!

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Il tortellino perfetto e la sua storia https://www.rosalbafranco.it/i-tortellini-ricetta-storia-e-tutto-quello-che-ce-da-sapere/ Tue, 03 Jun 2025 08:35:46 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52924 Quali sono le origini dei tortellini? Dal punto di vista storico, i tortellini sembrano avere radici molto antiche, risalenti al 500 d.C., quando la pasta ripiena era già una tradizione nelle regioni italiane. I tortellini sono documentati in ricette storiche risalenti al XVI secolo, ma è nel XVIII secolo che si affermano definitivamente come specialità…

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Quali sono le origini dei tortellini?

Dal punto di vista storico, i tortellini sembrano avere radici molto antiche, risalenti al 500 d.C., quando la pasta ripiena era già una tradizione nelle regioni italiane. I tortellini sono documentati in ricette storiche risalenti al XVI secolo, ma è nel XVIII secolo che si affermano definitivamente come specialità tipica di Bologna.

I tortellini sono un piatto tipico della cucina italiana, e la loro origine è contesa tra due città, Bologna e Modena, entrambe situate in Emilia-Romagna. La tradizione racconta che i tortellini siano nati in queste zone, e ci sono diverse leggende che ne spiegano la creazione.

Quali sono gli ingredienti per fare dei tortellini perfetti?

Per la pasta:

  • 400 g di farina 00
  • 4 uova
  • Un pizzico di sale

Per il ripieno:preparazione tortellini

  • 150 g di carne di maiale (preferibilmente lombo o spalla)
  • 150 g di carne di vitello (preferibilmente da brasato)
  • 50 g di prosciutto crudo
  • 1 uovo
  • 30 g di parmigiano grattugiato
  • Sale e pepe q.b.
  • Noce moscata (opzionale)

Qual è la preparazione perfetta per i tortellini?

  1. Preparazione della pasta:
  1. Disponi la farina a fontana su una superficie pulita e rompi le uova al centro.
  2. Aggiungi un pizzico di sale e inizia a mescolare con una forchetta, incorporando gradualmente la farina.
  3. Continua a lavorare l’impasto con le mani fino a ottenere una pasta liscia ed elastica. Se necessario, aggiungi un po’ di acqua.
  4. Avvolgi l’impasto nella pellicola trasparente e lascia riposare per almeno 30 minuti.
  1. Preparazione del ripieno:
  1. Cuoci le carni (maiale e vitello) in una padella con un po’ di olio o burro fino a quando sono ben dorate e cotte. Puoi anche bollirle per ottenere una carne più morbida.
  2. Una volta cotte, trita finemente le carni (puoi usare un tritacarne o un coltello affilato).
  3. Unisci il prosciutto crudo tritato, l’uovo, il parmigiano grattugiato, sale, pepe e noce moscata. Mescola bene per ottenere un ripieno omogeneo.
  1. Preparazione dei tortellini:
  1. Stendi la pasta in sfoglie sottili, utilizzando un mattarello o una macchina per la pasta.
  2. Ritaglia dei quadrati di circa 4 cm per lato.
  3. Posiziona una piccola quantità di ripieno al centro di ogni quadrato.
  4. Piegate il quadrato a metà formando un triangolo e premi i bordi per sigillarlo bene.
  5. Arrotola il triangolo su se stesso, passando le estremità attorno al dito per formare la tipica forma del tortellino.
  6. Ripeti il processo fino a esaurire la pasta e il ripieno.
  1. Cottura:
  2. Porta a bollore una pentola capiente di acqua salata.
  3. Cuoci i tortellini per circa 2-4 minuti o fino a quando vengono a galla.
  4. Scolali con una schiumarola e servili con il brodo caldo o con un condimento a base di burro fuso e salvia.

tortellini in brodo

tortellini al ragù

Quali sono i condimenti più amati per i tortellini?

  • In brodo: Questo è il modo più tradizionale di gustare i tortellini, soprattutto in Emilia-Romagna. Il brodo di carne, ricco e profumato, esalta il sapore delicato del ripieno.
  • Con il ragù alla bolognese: Un abbinamento classico e gustoso. Il ragù, lento e ricco, si sposa perfettamente con la pasta fresca dei tortellini.
  • Con la panna: Un condimento cremoso e delicato, perfetto per chi preferisce un gusto più morbido. Si può arricchire con salvia, parmigiano o tartufo.
  • Burro e salvia: Un condimento semplice ma molto saporito. Il burro fuso con la salvia esalta il gusto dei tortellini.
  • Con sughi di verdure: Per un tocco più leggero, si possono utilizzare sughi a base di pomodoro, funghi, zucchine o spinaci.
  • Fritti: I tortellini fritti sono una variante sfiziosa e perfetta come antipasto o secondo piatto. Si possono friggere in olio oppure passati nell’uovo e nel pangrattato.

Alcune curiosità sui tortellini

  1.  Forma caratteristica: I tortellini hanno una forma piccola e piegata a mezzaluna, quasi come un piccolo anello. Si dice che la loro forma sia stata pensata per essere comoda da mangiare con le mani, soprattutto nei pranzi festivi.
  2. Un piatto ricco di storia: Sebbene siano noti in tutto il mondo, i tortellini sono tradizionalmente legati alla cucina emiliana, in particolare a Bologna e Modena. Nella tradizione, i tortellini sono serviti con un brodo di carne ricco, come piatto principale nelle occasioni speciali.
  3. Tortellini “contro” cappelletti: A volte si tende a confondere i tortellini con i cappelletti, un altro tipo di pasta ripiena. I cappelletti sono più grandi e hanno una forma diversa, ma la differenza principale sta nella zona di origine: i tortellini sono tipici dell’Emilia-Romagna, mentre i cappelletti sono più associati alle Marche e all’Emilia.
  4. Tortellini e tradizioni religiose: In alcune zone dell’Emilia-Romagna, i tortellini sono consumati anche in occasioni religiose, come il Natale, e si dice che la preparazione della pasta ripiena fosse un’attività simbolica legata alla famiglia e alla comunità.
  5. Il ripieno: Tradizionalmente, i tortellini sono ripieni di un mix di carne di maiale, prosciutto crudo, parmigiano reggiano, e un po’ di noce moscata. Oggi, ci sono varianti con ripieni diversi, inclusi quelli vegetariani.
  6. Un piatto protetto: Nel 2003, la Comunità Europea ha riconosciuto i tortellini di Bologna come prodotto tradizionale garantito, riconoscendo così la loro importanza culturale e storica.

  Tortellini light con ricotta e spinaci alla salvia e limone

Tempo di preparazione: 15 minuti

Tempo di cottura: 5 minuti

Ingredienti:

  • 80 g di tortellini con ricotta e spinaci
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • 10 g di basilico
  • foglie di salvia fresca
  • 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva
  • 5 g di timo fresco

Preparazione:

  1. Porta a bollore una pentola di acqua salata e cuoci i tortellini.
  2. Nel frattempo scalda con l’olio una padella antiaderente, aggiungi le foglie di salvia e la scorza di limone grattugiata, cuoci a fuoco medio per un paio di minuti.
  3. Scola i tortellini e aggiungili nella padella con salvia e limone, cuoci a fuoco lento per un minuto.
  4. Trita il timo e il basilico e aggiungilo ai tortellini mescolando bene.

ricetta light tortellini

 

 

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GNOCCHI ALL’ ANATRA https://www.rosalbafranco.it/gnocchi-all-anatra/ Tue, 03 Jun 2025 08:34:36 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52981 Gli gnocchi al ragù d’ anatra Gli gnocchi al ragù d’anatra sono una rivisitazione di un piatto tradizionale italiano che unisce la delicatezza degli gnocchi di patate con il sapore ricco e intenso del ragù di anatra. La combinazione di questi due elementi nasce dall’incontro tra la cucina rustica e quella più raffinata, e si…

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Gli gnocchi al ragù d’ anatra

Gli gnocchi al ragù d’anatra sono una rivisitazione di un piatto tradizionale italiano che unisce la delicatezza degli gnocchi di patate con il sapore ricco e intenso del ragù di anatra. La combinazione di questi due elementi nasce dall’incontro tra la cucina rustica e quella più raffinata, e si trova in particolare nelle regioni del centro Italia, dove la caccia e l’uso della carne d’anatra sono più comuni.

In passato, l’anatra era un animale da cortile molto apprezzato per la sua carne ricca, che veniva utilizzata in piatti succulenti e saporiti, spesso accompagnati da sughi ricchi. La tradizione degli gnocchi, invece, è più antica e diffusa in tutta Italia, con varianti regionali che prevedono l’uso di diversi ingredienti e condimenti.

L’idea di unire gli gnocchi al ragù d’anatra potrebbe essere nata come una fusione di queste due tradizioni: gli gnocchi, facili da preparare e con una consistenza morbida, si sposano perfettamente con un sugo ricco come quello dell’anatra, che necessità di una base di cottura lunga per sprigionare tutta la sua bontà.

Il ragù d’anatra, simile a quello di carne di manzo o maiale, è preparato con una lunga cottura che permette alla carne di diventare tenera e saporita, mentre gli gnocchi, morbidi e delicati, bilanciano la forza del condimento. Questo piatto è particolarmente apprezzato nei periodi più freddi dell’anno, quando piatti sostanziosi come questi sono più richiesti.

In sintesi, gli gnocchi al ragù d’anatra nascono dalla tradizione di combinare piatti semplici con condimenti ricchi, offrendo una cucina rustica ma allo stesso tempo elegante e adatta a occasioni speciali.

Gnocchi all'anatra

Gli gnocchi all’anatra sono un piatto ricco e saporito, perfetto per chi ama i sapori intensi e la cucina tradizionale. Ecco come puoi prepararlo:

Ingredienti:

Per gli gnocchi:

  • 1 kg di patate
  • 300 g di farina
  • 1 uovo
  • Sale q.b.

Per il ragù di anatra:

  • 1 anatra (circa 1,5 kg)
  • 1 cipolla
  • 2 carote
  • 1 gambo di sedano
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • 400 g di pomodori pelati
  • 500 ml di brodo di carne (circa)
  • Sale e pepe q.b.
  • Olio d’oliva extra vergine

Procedimento:

Preparazione degli gnocchi:

1.Cottura delle patate: Fai bollire le patate in acqua salata fino a che non saranno morbide (circa 30-40 minuti). Dopo la cottura, scolale, sbucciale e schiacciale con uno schiacciapatate.

Acqua di cottura delle patate, come riciclarla | Selenella

 

2.Preparazione dell’impasto: In una ciotola capiente, unisci le patate schiacciate con l’uovo, il sale e la farina. Impasta fino a ottenere una consistenza morbida e liscia. Se necessario, aggiungi altra farina, ma attenzione a non esagerare.

Gnocchi di patate - That's Amore!

3.Formazione degli gnocchi: Dividi l’impasto in piccoli pezzi e rotolali su una superficie infarinata formando dei cilindri. Taglia poi ogni cilindro a pezzetti di circa 2 cm. Puoi passarli sui rebbi di una forchetta per dare loro la tipica forma.

Preparazione degli gnocchi: 7 errori da non fare e 1 consiglio pratico

4.Cottura degli gnocchi: Porta a ebollizione una pentola di acqua salata. Quando l’acqua bolle, aggiungi gli gnocchi e cuocili finché non salgono in superficie. Scolali con una schiumarola.

Gnocchi di patate: Ricetta e Segreti come fare gli Gnocchi! (passo passo)

Preparazione del ragù di anatra:

  1. Preparazione dell’anatra: Pulisci e disossa l’anatra, separando la carne dalle ossa. Taglia la carne in pezzi più piccoli.

Anatra disossata - 1 kg – Centro Carni Rigamonti

  1. Preparazione del soffritto: In una pentola capiente, scalda l’olio d’oliva e fai soffriggere la cipolla, le carote e il sedano tritati finemente. Aggiungi l’aglio e le erbe aromatiche (rosmarino e alloro).

Soffritto: la ricetta della preparazione di base per sughi e ragù

  1. Cottura dell’anatra: Aggiungi i pezzi di carne d’anatra e rosolali bene su tutti i lati. Sfumare con il vino rosso e lascia evaporare l’alcol.

Ragù d'anatra

  1. Cottura del ragù: Aggiungi i pomodori pelati schiacciati, il brodo di carne e aggiusta di sale e pepe. Copri e lascia cuocere a fuoco lento per almeno 2 ore, mescolando di tanto in tanto. Se necessario, aggiungi altro brodo per mantenere il ragù morbido.

Ricetta del ragù d’anatra

  1. Ultimare il ragù: Quando la carne sarà tenera, toglila dalla pentola, tritala o sfilacciala e rimetti la carne nel ragù. Continua la cottura per far amalgamare i sapori.

Gnocchi al sugo di anatra

GNOCCHI ALL’ANATRA LIGHT

Una versione più sana e leggera del classico piatto, con ingredienti integrali e pochi grassi.

INGREDIENTI (per 4 persone)

Per gli gnocchi:

-600 g di patate dolci (oppure metà dolci e metà normali)

-150 g di farina integrale (oppure farina di avena)

-1 uovo (facoltativo)

-Un pizzico di sale

Per il ragù d’anatra:

-UNA coscia d’anatra, senza pell

-UNA carota

-UNA cipolla rossa

-UNA costa di sedano

-UNO spicchio d’aglio200 g di polpa di pomodoro (o pomodorini freschi)

-UN cucchiaio di olio extravergine di oliva

-Aromi: rosmarino, salvia, alloro

-Sale e pepe q.b.

-Vino rosso (facoltativo)

-Brodo vegetale o acqua calda per allungare

PROCEDIMENTO

-PROCEDIMENTO PER GLI GNOCCHI:

Cuoci le patate dolci (o miste) al vapore o al microonde. Schiacciale e lasciale intiepidire. Aggiungi la farina, un pizzico di sale e, se vuoi, l’uovo. Impasta velocemente fino a ottenere un composto morbido. Forma dei filoncini, tagliali a tocchetti e infarina leggermente. Metti da parte su un vassoio infarinato.

-PROCEDIMENTO PER IL RAGU’ LEGGERO:

In una casseruola, scalda l’olio con aglio e le erbe aromatiche. Rosola la coscia d’anatra per 5-6 minuti, poi rimuovi la pelle se non l’hai già tolta. Togli temporaneamente la carne e soffriggi cipolla, carota e sedano tritati. Rimetti l’anatra, sfuma con un po’ di vino (facoltativo), poi aggiungi la polpa di pomodoro. Cuoci a fuoco basso per 1 ora e mezza, aggiungendo acqua o brodo se il sugo si asciuga troppo. Quando la carne è tenera, disossala e sminuzzala. Rimetti nel sugo e mescola.

CUOCI GLI GNOCCHI E SERVI:

Porta a bollore una pentola d’acqua salata.

Cuoci gli gnocchi: quando salgono a galla, scolali.

Saltali in padella con il ragù per qualche minuto, aggiungendo un po’ di acqua di cottura se serve.

CONSIGLI FINALI

Puoi sostituire il parmigiano con lievito alimentare in scaglie per un tocco saporito e leggero.

 

Gnocchi al ragù d'anatra SALUTARI

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Il Diabete, cause, tipologie e trattamenti https://www.rosalbafranco.it/il-diabete/ Tue, 03 Jun 2025 08:28:28 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52967 CHE COS È IL DIABETE? Il diabete, nota anche come “iperglicemia”, è una malattia cronica caratterizzata da un eccesso di zuccheri (glucosio) nel sangue. Si divide in due forme principali: il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2.   CAUSE Il diabete può essere causata da un’insufficiente produzione di insulina (ossia l’ormone che regola il livello di…

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CHE COS È IL DIABETE?

Il diabete, nota anche come “iperglicemia”, è una malattia cronica caratterizzata da un eccesso di zuccheri (glucosio) nel sangue. Si divide in due forme principali: il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2.

 

CAUSE

Il diabete può essere causata da un’insufficiente produzione di insulina (ossia l’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue) o da una sua inadeguata azione. Si riconoscono tra le cause della malattia un’interazione tra fattori genetici (familiarità) e fattori ambientali (vita sedentaria abitudini alimentari e altro).

 

DIABETE DI TIPO 1

È una forma autoimmune in cui il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina. È più comune nei bambini e nei giovani adulti e richiede l’assunzione di insulina quotidiana.

 

DIABETE DI TIPO  2

In questa forma, il corpo non produce abbastanza insulina o non riesce a utilizzarla in modo efficace (insulino-resistenza). Il diabete di tipo 2 è più comune negli adulti ed è spesso associato a fattori di rischio come l’obesità, la sedentarietà e una dieta poco sana.

 

Esiste anche il diabete gestazionale, che si sviluppa durante la gravidanza e generalmente scompare dopo il parto, ma può aumentare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 in futuro.

I SINTOMI DEL DIABETE

Spesso la presenza di iperglicemia non dà alcun sintomo né segno, per tale motivo il diabete è considerata una malattia subdola. Talvolta i sintomi compaiono quando la malattia è già presente da anni. La sintomatologia classica, nei casi acuti, è caratterizzata da stanchezza, aumento della sete, aumento della diuresi (poliuria) perdita di peso non ricercata, a volte addirittura concomitante all’aumento dell’appetito, malessere, dolori addominali, sino ad arrivare, nei casi più gravi, a confusione mentale e perdita di coscienza.

La costante presenza di valori di glicemia superiori alla norma aumenta il rischio di complicanze macrovascolari e microvascolari (danno dei vasi sanguigni).
Le maggiori complicanze derivate dal diabete possono arrecare al paziente diversi danni, che si dividono in:

  • Neurologici (neuropatia): alterazione anatomica e funzionale del sistema nervoso centrale, periferico e Volontario, deficit sensitivi, motori, visivi, acustici,
  • Renali (nefropatia): danno alle strutture filtranti del rene (glomeruli e tubuli renali) che può portare in casi estremi alla dialisi (in Italia il 30% dei pazienti in terapia dialitica sono diabetici),
  • Oculari (retinopatia): causata da iperglicemia cronica e ipertensione che portano ad alterazione dei vasi sanguigni con conseguente peggioramento della vista fino alla cecità,
  • Cardio-cerebrovascolari: infarto miocardico o cardiopatia ischemica, ictus cerebrale.

TRATTAMENTI

Terapia insulinica:  È inevitabile per curare il diabete di tipo 1, consiste in iniezioni sottocutanee e grazie a questa terapia e ad un corretto stile di vita la maggior parte dei pazienti riesce a condurre una vita normale e a prevenire l’insorgenza delle complicazioni a lungo termine della malattia.

Terapie per il diabete tipo 2:Attualmente non esiste un farmaco valido per tutti i pazienti affetti da diabete tipo 2, motivo per cui è necessario, per ogni singolo paziente, costruire una terapia individuale in relazione alla diversa situazione clinica e alle differenti caratteristiche personali. Solo il 10% dei pazienti affetti da diabete tipo 2 però mantiene un buon controllo della patologia metabolica in assenza di trattamento.

 

PREVENZIONE

  • L’ “obesità” è uno dei principali fattori di rischio per il diabete di tipo 2. Anche perdere una piccola quantità di peso (5-10% del peso corporeo) può ridurre significativamente il rischio di sviluppare il diabete;
  • Una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali, proteine magre (come pesce, pollame, legumi) e grassi sani (come quelli presenti in avocado, noci e olio d’oliva) può aiutare a mantenere stabile il livello di zucchero nel sangue. È importante limitare il consumo di zuccheri aggiunti, cibi processati e carboidrati raffinati (come pane bianco, pasta e dolci);
  • Fare esercizio fisico regolarmente;
  • Bere troppo alcol può aumentare il rischio di diabete. Se si beve, è importante farlo con moderazione;
  • Monitorare la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo;
  • Controllare i livelli di zucchero nel sangue;

 

DIETA DIABETICA

Una dieta diabetica ha lo scopo di mantenere i livelli di zucchero nel sangue (glucosio) sotto controllo, evitando picchi e cali improvvisi. Non si tratta di una dieta “restrittiva” in senso stretto, ma piuttosto di un piano alimentare equilibrato, che privilegia alimenti nutrienti e a basso indice glicemico.

Ecco alcuni principi base della dieta per il diabete:

1. Controllo delle porzioni

2. Carboidrati complessi

I carboidrati sono importanti perché forniscono energia, ma devono essere scelti con attenzione. È meglio optare per carboidrati complessi che rilasciano glucosio lentamente nel sangue. Evita i carboidrati semplici, come quelli presenti nei dolci, nelle bibite zuccherate, nei prodotti da forno industriali, che causano un rapido aumento della glicemia.

3. Grassi sani

I grassi sani aiutano a migliorare la sensibilità all’insulina e a mantenere il cuore sano. I grassi saturi e trans (presenti in molti alimenti trasformati) vanno limitati.

4. Proteine magre

Le proteine sono importanti per la costruzione dei tessuti e per mantenere la sensazione di sazietà. Scegli fonti di proteine magre per evitare un eccessivo apporto di grassi saturi.

5. Verdure

Le verdure dovrebbero costituire una parte fondamentale della dieta. Sono ricche di fibre, vitamine e minerali e hanno un basso indice glicemico.

6. Frutta

La frutta è una fonte naturale di zuccheri, ma è meglio scegliere frutti a basso indice glicemico e consumarla con moderazione.

Evita la frutta troppo zuccherina o quella trasformata (come succhi di frutta o frutta sciroppata).

7. Bevande

Le bevande zuccherate, come le bibite gassate e i succhi di frutta, vanno evitati perché causano rapidi aumenti di zucchero nel sangue. È meglio bere acqua, tè non zuccherato, caffè senza zucchero o acqua frizzante.

ESEMPIO DI MENU GIORNALIERO 

Colazione:

  • Un porridge di avena con una manciata di mirtilli freschi e una cucchiaiata di semi di chia
  • Un bicchiere di latte scremato o yogurt greco senza zucchero
  • Una tazza di tè verde o caffè senza zucchero

Spuntino mattutino:

  • Una mela e una manciata di mandorle non salate

Pranzo:

  • Insalata di pollo (pollo alla griglia, lattuga, pomodori, cetrioli, avocado, condita con olio d’oliva e aceto balsamico)
  • Un piatto di quinoa o riso integrale
  • Un bicchiere di acqua

Spuntino pomeridiano:

  • Carote crude con hummus
  • Un tè o caffè senza zucchero

Cena:

  • Filetto di salmone al forno con erbe aromatiche
  • Contorno di broccoli e cavolfiore al vapore
  • Una fetta di pane integrale

Dopocena:

  • Un quadratino di cioccolato fondente (minimo 70% cacao) o uno yogurt naturale senza zucchero

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Anche tu soffri di reflusso gastroesofageo? scopri come comportarsi. https://www.rosalbafranco.it/reflusso-gastroesofageo-sintomi-e-rimedi2/ Wed, 22 Jan 2025 12:06:00 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52938 IL REFLUSSO GASTROESOFAGEO – cause e rimedi Cos’è il reflusso gastroesofageo? Il reflusso gastroesofageo (RGE) è una condizione che interessa molte persone in tutto il mondo, caratterizzata dal ritorno del contenuto gastrico nell’esofago, che può causare una serie di sintomi fastidiosi e talvolta debilitanti. In questo articolo, esploreremo le cause principali del reflusso gastroesofageo, i…

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IL REFLUSSO GASTROESOFAGEO – cause e rimedi

Cos’è il reflusso gastroesofageo?

Il reflusso gastroesofageo (RGE) è una condizione che interessa molte persone in tutto il mondo, caratterizzata dal ritorno del contenuto gastrico nell’esofago, che può causare una serie di sintomi fastidiosi e talvolta debilitanti. In questo articolo, esploreremo le cause principali del reflusso gastroesofageo, i suoi sintomi, le possibili complicazioni e i rimedi disponibili, sia farmacologici che naturali, con particolare focus sulle strategie di prevenzione.

Può manifestarsi occasionalmente, ma in alcuni casi può diventare cronico, condizione nota come malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE), che richiede una gestione a lungo termine.

Cause del reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastroesofageo può essere causato da diversi fattori, che influenzano il normale funzionamento dello sfintere esofageo inferiore e aumentano la possibilità di reflusso. Le cause principali includono:

1. Disfunzione dello sfintere esofageo inferiore (LES)

Il LES è una valvola muscolare situata tra l’esofago e lo stomaco. Quando funziona correttamente, impedisce al contenuto gastrico di risalire nell’esofago. Tuttavia, quando il LES non si chiude completamente o si rilassa involontariamente, il contenuto dello stomaco può tornare indietro, causando il reflusso. Alcuni fattori che possono indebolire il LES includono l’età avanzata, l’obesità e l’assunzione di determinati farmaci.

2. Ernia iatale

Un’ernia iatale si verifica quando una porzione dello stomaco si sposta sopra il diaframma, entrando nella cavità toracica. Questa condizione può favorire il reflusso, poiché l’ernia interferisce con il corretto funzionamento dello sfintere esofageo inferiore.

3. Obesità

L’obesità è uno dei fattori di rischio più comuni per il reflusso gastroesofageo. Il grasso addominale in eccesso aumenta la pressione all’interno dell’addome, che può spingere il contenuto gastrico verso l’alto e favorire il reflusso.

4. Gravidanza

Durante la gravidanza, i cambiamenti ormonali e l’aumento della pressione nell’addome dovuti alla crescita dell’utero possono compromettere il funzionamento del LES, causando reflusso gastroesofageo.

5. Alimentazione e abitudini alimentari

Alcuni alimenti e bevande, come cibi piccanti, grassi, cioccolato, caffeina, alcol e cibi molto acidi, possono rilassare lo sfintere esofageo inferiore e favorire il reflusso. Mangiare pasti abbondanti o sdraiarsi subito dopo aver mangiato aumenta il rischio di reflusso.

6. Fumo

Il fumo di sigaretta danneggia le mucose e indebolisce il LES, aumentando il rischio di reflusso. Inoltre, il fumo stimola la produzione di acidi gastrici, peggiorando la situazione.

7. Disturbi motori esofagei

Alcuni disturbi che influenzano la motilità dell’esofago, come l’acalasia, possono compromettere il trasporto del cibo verso lo stomaco e favorire il reflusso.

Rimedi al reflusso gastroesofageo - Santagostino Magazine

Sintomi del reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastroesofageo può manifestarsi con una varietà di sintomi, alcuni dei quali possono essere simili a quelli di altre condizioni gastrointestinali. I sintomi principali includono:

–Bruciore di stomaco (pirosi)

Il sintomo più comune del reflusso è il bruciore di stomaco, una sensazione di dolore o bruciore che si manifesta dietro lo sterno e può irradiarsi verso la gola.

-Rigurgito acido

Il rigurgito acido è la risalita del contenuto gastrico in bocca, che può causare un sapore acido o amaro. Questo sintomo è particolarmente fastidioso e può compromettere la qualità della vita.

-Difficoltà a deglutire (disfagia)

Il reflusso cronico può causare una sensazione di blocco o difficoltà a deglutire il cibo.

-Tosse secca e persistente

In alcuni casi, il reflusso può irritare le vie respiratorie, causando tosse cronica e difficoltà respiratorie.

-Mal di gola e raucedine

Il contatto ripetuto con gli acidi gastrici può irritare la gola e causare raucedine o dolore alla deglutizione.

Quando il reflusso può diventare pericoloso

La maggior parte delle persone con reflusso gastroesofageo può convivere con i sintomi senza gravi conseguenze, ma in alcuni casi, il disturbo può evolversi in complicazioni pericolose. Queste includono:

  1. Esophagite erosiva: Se il reflusso acido è persistente, può danneggiare la mucosa dell’esofago, provocando infiammazioni e ulcere che possono compromettere la funzionalità dell’esofago e portare a difficoltà nel deglutire o al rischio di sanguinamenti.
  2. Sindrome di Barrett: In alcuni casi, il danno prolungato all’esofago può portare alla sindrome di Barrett, una condizione in cui le cellule dell’esofago si alterano. Questo aumenta il rischio di cancro esofageo. Sebbene raro, il rischio di sviluppare un cancro è significativamente maggiore in chi soffre di reflusso cronico non trattato.
  3. Stenosi esofagea: La cicatrizzazione causata dal reflusso acido può portare alla formazione di una stenosi (restringimento) nell’esofago, che rende difficile deglutire i cibi e può, in casi gravi, portare a soffocamento.
  4. Asma e altre complicazioni respiratorie: Il reflusso gastroesofageo può anche danneggiare le vie respiratorie, portando a condizioni come l’asma o polmonite da aspirazione, che possono essere molto pericolose, soprattutto in individui già fragili.

illustrazione grafica

Rimedi per il reflusso gastroesofageo

Esistono diverse opzioni terapeutiche per trattare il reflusso gastroesofageo, che spaziano dai cambiamenti nello stile di vita ai farmaci e, nei casi più gravi, alla chirurgia.

–Modifiche dello stile di vita

Alcuni cambiamenti nelle abitudini quotidiane possono ridurre i sintomi del reflusso:

  • Perdere peso in caso di obesità.
  • Evitare pasti abbondanti e non sdraiarsi subito dopo aver mangiato.
  • Evitate cibi trigger, come cibi piccanti, grassi, cioccolato e alcol.
  • Elevare la testata del letto per prevenire il reflusso durante la notte.

–Farmaci

I farmaci per il trattamento del reflusso gastroesofageo includono:

  • Antiacidi: Utilizzati per neutralizzare l’acidità gastrica e ridurre il bruciore.
  • Inibitori della pompa protonica (PPI): Riducano la produzione di acido gastrico.
  • Antagonisti dei recettori H2: Riducano anch’essi la produzione di acido gastrico.

–Chirurgia

Nei casi gravi, in cui i farmaci non sono efficaci o le complicazioni sono significative, può essere necessario un intervento chirurgico, come la fundoplicatura, che rinforza il LES e previene il reflusso.

Rimedi naturali per il reflusso gastrico: quali sono

I rimedi della nonna

Per alleviare il reflusso gastroesofageo, i rimedi della nonna includono diverse soluzioni naturali. Un’alternativa è bere un infuso di camomilla o finocchio, che aiutano a calmare l’irritazione gastrica. Un altro rimedio utile è masticare un cucchiaino di miele puro, che ha proprietà lenitive. Anche l’zenzero, sotto forma di tè o in piccoli pezzetti, può essere efficace. Si consiglia di evitare cibi piccanti e grassi, preferendo invece alimenti come banana e riso, che proteggono lo stomaco. Inoltre, è importante evitare di sdraiarsi subito dopo i pasti.

infuso digestivo ai semi di finocchio

LA DIETA: cosa mangiare e cosa no

il reflusso impone dei limiti alla nostra alimentazione giornaliera, ma sono numerosi gli alimenti che ci aiutano a contrastarlo.

Alimenti consigliati

verdure cotte come zucchine, carote, patate e spinaci, che sono facilmente digeribili e non stimolano la produzione acida; anche i cereali integrali, come riso integrale, farro e avena, sono ben tollerati e utili per regolare la digestione. Per quanto riguarda le proteine, sono preferibili le carni magre (pollo, tacchino), il pesce azzurro (tonno, pesce spada) e i latticini a basso contenuto di grassi (ricotta, stracchino). Tra i frutti, si consigliano quelli non acidi, come mele, banane e pere mature.

Alimenti sconsigliati

Tra questi rientrano i cibi fritti, grassi, gli alcolici, le bevande gassate e gli agrumi (arance, limoni, pompelmi), che possono irritare la mucosa gastrica o favorire il rilassamento dello sfintere esofageo. Il pomodoro, le spezie e le salse piccanti possono aggravare i sintomi, e lo stesso vale per la cioccolata, il tè, il caffè e la menta, contenenti xantine e metil-xantine che rilassano la muscolatura liscia.

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Riso parboiled o Risotto? Le 7 note per il Risotto perfetto: “Risotto con scampi e asparagi di mare” https://www.rosalbafranco.it/riso-parboiled-o-risotto-le-7-note-per-il-piatto-perfetto-risotto-con-scampi-e-asparagi-di-mare/ Sun, 02 Aug 2020 09:05:37 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52696 CIBO IN…CUCINA  Riso parboiled o Risotto? Le 7 Note per il Risotto perfetto: “Risotto con scampi e asparagi di mare” Scegliere il riso parboiled anziché il riso bianco permette di assumere più micronutrienti. Il trattamento cui è sottoposto questo tipo di riso (vapore-essiccazione-gelatinizzazione) permette infatti di salvaguardare parte delle vitamine e dei sali minerali che…

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CIBO IN…CUCINA 

Riso parboiled o Risotto?

Le 7 Note per il Risotto perfetto:

“Risotto con scampi e asparagi di mare”

Scegliere il riso parboiled anziché il riso bianco permette di assumere più micronutrienti. Il trattamento cui è sottoposto questo tipo di riso (vapore-essiccazione-gelatinizzazione) permette infatti di salvaguardare parte delle vitamine e dei sali minerali che vengono invece persi nel riso bianco. Il riso parboiled è inoltre più digeribile rispetto a quello bianco. Il suo contenuto in fibre è però inferiore rispetto a quello del riso integrale: per questo in termini di effetti benefici per la salute, il riso integrale in generale continua ad essere la tipologia più consigliata dagli specialisti della nutrizione.

Il riso inoltre è un cereale privo di glutine, quindi adatto anche all’alimentazione di chi è affetto da celiachia.

MA NEL PIATTO?

È il riso della donna moderna, di oggi, evoluta, tecnologica, che lavora, va di fretta, ha troppi impegni da portare a termine a fine giornata, è il riso da portare in spiaggia e…il riso di Eta Beta, a consistenza gommosa che non scuoce mai perchè non cuoce mai e il suo contrario.

I chicchi di riso restano integri e separati dalla massa, utili per insalate fredde o per preparazioni veloci, da tenere in frigo pronti per più giorni e condire all’occorrenza.

Niente a che vedere, però, con il piacere di cucinare un buon risotto ad opera d’arte, all’onda e ben mantecato.

Per preparare un buon risotto è necessaria la costanza di aggiungere un mestolo di brodo ogni volta e al momento giusto, prima che si asciughi troppo, prima che inizi ad attaccarsi o bruciare, ma senza nemmeno affogarlo nel brodo. Con pazienza, tempo, carezza del cucchiaio per amalgamarlo, attenzione continua per non scuocerlo troppo.

Non si lascia mai la casseruola insomma, guai…se non si vuole rovinare la ricetta.

Quando non si trova il tempo in cucina, supplisce la passione.

Risotto…grande pietanza e curiosa metafora delle relazioni umane.

LE 7 NOTE PER IL RISOTTO PERFETTO:

  1. Il brodo

Scordatevi i dadi o il granulare e preparate un buon brodo fatto in casa con sedano carota e cipolla, o di carne o un fumetto di pesce.

  1. Tostare il riso

Far saltare 80/100 gr di riso, a porzione. In casseruola per qualche minuto, la tostatura permette al chicco di mantenere la sua consistenza e compattezza, e non dare quella sensazione ospedaliera al palato di…riso bollito.

  1. Sfumare il riso

Significa aggiungere un cucchiaino di vino ben freddo e lasciarlo evaporare. L’alcool bilancerà con la sua acidità il sapore del risotto, scioglierà eventuali grassi, dará vita ad un risotto cremoso.

  1. Versare il brodo piano piano

Il tempo di cottura di un risotto va dai 15 ai 18 minuti. Mescolarlo delicatamente dal basso verso l’alto.

  1. Gli ingredienti del riso

Inserire la carne ad inizio cottura. Le verdure a metà cottura. Il pesce a fine cottura. Gli Ingredienti che siano freschi e del nostro territorio.

  1. Mantecare il riso

Spegnere la fiamma e toglierlo dal fuoco. A questo punto inserite una noce di burro o olio extra vergine di oliva gelato, bastano 5 gr (no panna per carità !!) e un cucchiaino di parmigiano. Scuotere la casseruola con movimento del polso creando onde morbide.

  1. L’impiattamento

Versare con un cucchiaio il risotto in un piatto piano o vassoio e dare piccoli colpi sotto col palmo della mano, per distenderlo in tutta la sua superficie. Il risotto è perfetto quando scivola morbido e cremoso sul piatto, si scioglie in bocca e i chicchi sono ben amalgamati tra loro.

A piacere, sopra, spezie, semi tostati, pepe bianco.

Buon appetito

(Foto live: Risotto con scampi e asparagi di mare)

* Le informazioni quantitative e qualitative riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana personalizzata ed equilibrata, soprattutto in presenza di patologie conclamate e nell’evenienza di quelle non riconosciute, è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o del medico specialista in dietologia e nutrizione. I miei pazienti, in cura, seguano pure le dosi indicate sul menu giornaliero della terapia dietologica personalizzata e da me assegnata.

 

 

 

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L’alimentazione: stop and go nel ciclo di vita della donna https://www.rosalbafranco.it/lalimentazione-stop-and-go-nel-ciclo-di-vita-della-donna/ Tue, 16 Jun 2020 12:01:17 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52680 L’alimentazione: stop and go nel ciclo di vita della donna Noi donne, a volte abbiamo bisogno di chiarire dei concetti basilari sul nostro fisiologico percorso di vita, nel corso della quale il nostro corpo inevitabilmente subisce modifiche e si trasforma. Provo a riassumere un po’, sperando di essere esaustiva… Programmata per procreare la donna riceve…

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L’alimentazione: stop and go nel ciclo di vita della donna

Noi donne, a volte abbiamo bisogno di chiarire dei concetti basilari sul nostro fisiologico percorso di vita, nel corso della quale il nostro corpo inevitabilmente subisce modifiche e si trasforma.

Provo a riassumere un po’, sperando di essere esaustiva…
Programmata per procreare la donna riceve sin dall’adolescenza i colpi del bombardamento ormonale da parte degli estrogeni.
Stato di benessere quando è in gravidanza, malessere psicofisico in fase mestruale, alternanza emotiva in menopausa: periodo in cui si sovrappongono momenti di frustrazione e di inconcepibile inadeguatezza, a momenti di ribellione e presa di coscienza verso il cambiamento.

Fasi di trasformazione e rinnovo dell’immagine corporea

Sono, in ogni loro aspetto, fasi importanti di trasformazione in cui la donna cambia di volta in volta il suo aspetto e rinnova la sua immagine corporea. Anche l’aumento di peso sia nel periodo premestruale, sia in gravidanza, sia prima della menopausa, incidono sulla sfera di corpo e mente. Ogni mese lo scoppio dei follicoli implica un “fallimento” della procreazione e il fisico fluttua tra tensione del seno, gonfiore, dolori ovarici e disagio intimo. In gravidanza l’aumento di peso, le nausee, la sofferenza del parto sono più accolte: è un momento di attesa, essi si confondono con la felicità dell’obiettivo finale. Inizia però proprio da qui l’annullamento della femminilità che lascia il posto alla maternità. La donna si concentra ancora di più sugli altri e non su se stessa. In ogni campo si prodiga.

Cosa succede in premenopausa?

Al contrario questa fase altruistica tende a diminuire in premenopausa. La donna si accorge finalmente di esistere per se stessa…
Tutto però le rema contro.
Tende ad aumentare di peso nella parte centrale del corpo, non riconoscendosi più nelle sue forme, modifica la sua costituzione da ginoide in costituzione androide.
Ingrassa come l’uomo.
Avverte secchezza vaginale.
È irritabile, scontrosa, dorme male, iniziano fenomeni a cui non era abituata, il pianto non è più sommesso ma rabbioso, si defila davanti alla sua immagine riflessa, non si accetta, entra in competizione con gli altri ma soprattutto con la sua età.
Tranquille…È opera dell’aumento del testosterone…
Ormone maschile per antonomasia che però ha i suoi risvolti positivi:
la donna inizia a ragionare come il sesso opposto: nonostante si trovi ad affrontare disagi si ritrova a desiderare quel riscatto di cui si è sempre privata.
Aumenta la libido, si preoccupa meno degli altri e più di prendersi cura di se stessa, ha necessità adesso di stare da sola, non brama più la certezza della famiglia, lei ha dato. Non cerca, se non la sua essenza, al limite trova. Quel che vuole è circondarsi di cose e persone che la rendano serena e non intacchino la sua benvenuta indipendenza.
E ama il silenzio, in cui soltanto lei si possa ascoltare e fare rumore.

La vera bellezza è sapersi riconoscere

Sarebbe in effetti il suo periodo più bello, peccato non lo sappia!
Sappiatelo invece.
Accorgetevi di voi, donne e femmine, che avete bisogno ora solo di conquistarvi e non di violarvi.
Ripartire dal Cibo, come nutrimento e meta per una nuova, totale armonia.
Accoglietevi.
E Perché no? Accogliamoci.
Solo un’altra donna, d’altronde, può comprenderne un’altra.
La vera bellezza è non abbassare mai lo sguardo davanti allo specchio e sapersi riconoscere.
In seduta… Si affronta anche questo.
Insieme.

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Panniculopatia PEFS: il giusto nome della cellulite https://www.rosalbafranco.it/panniculopatia-pefs-il-giusto-nome-della-cellulite/ Mon, 16 Sep 2019 16:29:11 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52654 P.E.F.S. ovvero panniculopatia edemato fibro sclerotica, anche detta cellulite Sapevate che troppo spesso si scrive cellulite ma il termine giusto è panniculopatia edemato fibro sclerotica (PEFS)? Questo disturbo provoca l’aumento di volume delle cellule adipose unitamente a ritenzione idrica e stasi di liquido. Sono i vari stadi di evoluzione di una patologia del tessuto connettivo,…

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P.E.F.S. ovvero panniculopatia edemato fibro sclerotica, anche detta cellulite

Sapevate che troppo spesso si scrive cellulite ma il termine giusto è panniculopatia edemato fibro sclerotica (PEFS)? Questo disturbo provoca l’aumento di volume delle cellule adipose unitamente a ritenzione idrica e stasi di liquido. Sono i vari stadi di evoluzione di una patologia del tessuto connettivo, la zona dove si muove l’acqua in eccesso e troviamo il nostro grasso.

Il termine cellulite, ormai di uso comune, fa riferimento all’inestetismo ma senza avere alcun riferimento scientifico. Gli stadi sono tre, riferiti ad un danno tissutale in ordine crescente. In base allo stadio di riferimento si può intervenire localmente per ridurlo e curarlo.

Cellulite: cos’è?

Comunemente si pensa che la cellulite sia un inestetismo causato da un eccesso di adiposità localizzate. Dal punto di vista medico, la cellulite è una patologia che deriva da un’alterazione del derma e ipoderma. Il termine “cellulite” venne introdotto nel 1922 e definiva le modificazioni del pannicolo adiposo sottocutaneo. Per molti anni tale termine definiva la “cellulite” come una infiammazione degli adipociti sottocutanei. Dal 1982 si chiarirono gli aspetti istopatologici della “cellulite” stabilendo che era doveroso distinguere due situazioni diverse.

 

Facciamo chiarezza: l’aspetto scientifico

L’adiposità localizzata (AL) = semplice aumento degli adipociti

La panniculopatia edemato-fibro sclerotica (PEFS) = la “cellulite”

Le cellule adipose (adipociti) presenti nel tessuto sottocutaneo, fungono da riserva energetica per l’organismo. Quando si presentano stasi del circolo venoso, gli adipociti si accumulano fino a comprimere i capillari sanguigni, e il plasma prodotto infiltrandosi fra le cellule, con il tempo provoca delle infiammazioni al tessuto adiposo: i capillari vengono compressi e il drenaggio dei liquidi in eccesso diventa più difficoltoso. Questo meccanismo scatena la cellulite.

La cellulite dunque è a tutti gli effetti una patologia e non un “inestetismo della cute”, è un vero e proprio “disordine microvasculo-tissutale”.

È una patologia multifattoriale e pertanto va trattata a 360 gradi.

A tali modificazioni microscopiche corrispondono alterazioni dell’aspetto esterno quali:

  • Modificazioni del profilo cutaneo
  • Pelle a “buccia d’arancia”
  • Cute secca, spesso esfoliata

 

Segni e sintomi

Questi sono alcuni dei segni e sintomi che sono abbinati alla patologia.

  • Presenza di micro o macronoduli, percepibili alla palpazione
  • Cute ipotermica (fredda)
  • Possibile presenza di smagliature e/o teleangiectasie (capillari) con predisposizione ai piccoli ematomi (“lividi”)
  • Cute ipotonica ed ipotrofica che segue la postura
  • Dolore alla palpazione
  • Pesantezza e/o stanchezza degli arti

Le Cause della “cellulite”

Il “sesso femminile” è il più predisposto al formarsi della cellulite a causa degli squilibri ormonali a cui è soggetto durante la pubertà, la gravidanza e la meno-pausa. Le cause dipendono comunque da fattori genetici, ormonali, e soprattutto dalla qualità della vita (vita sedentaria, alimentazione non adeguata).

Una dieta scorretta, con l’introduzione eccessiva di calorie, di cibi ricchi di grassi e di sale favorisce accumulo di adipe localizzato, ritenzione di liquidi, “intossicazione” generale dell’organismo e formazione degli odiati cuscinetti. Anche una postura sbagliata contribuisce ad aggravare il quadro clinico: stare molte ore seduti rallenta la circolazione. Da evitare un abbigliamento di tipo aderente: abiti e biancheria attillati comprimono i vasi, mentre scarpe troppo strette o con tacco alto, oltre i 5 cm. ostacolano il ritorno venoso e linfatico. Stress e fumo sono altri fattori che favoriscono l’insorgere della cellulite.

 

Stadi della patologia “cellulite”

Prima si interviene contro la cellulite, migliori saranno i risultati dato che una cellulite al primo stadio, quando sono solo i liquidi stagnanti i protagonisti del quadro, è sicuramente più trattabile di una cellulite con presenza di noduli fibrosi.

Importante è quindi riconoscere le caratteristiche fondamentali dei singoli stadi:

1° STADIO (edematosa)

È caratterizzata dalla presenza di gonfiore (edema) dovuto al ristagno di liquidi nel tessuto e di accumulo di grasso e acqua nelle cellule. La cute è ancora tesa ed elastica ma si comincia ad avvertire un senso di pesantezza agli arti; se la cute viene compressa non rimangono “impronte”. È difficile riconoscerla ad occhio nudo.

2° STADIO ( fibrosa )

Nel secondo stadio di cellulite, vi è un peggioramento del microcircolo rispetto alla cellulite edematosa. L’epidermide assume un colorito spento, si arrossa se compressa e assume il cosiddetto aspetto “a buccia d’arancia” se viene stretta fra le dita. Spesso sono presenti capillari dilatati (teleangectasie), anche in forma ramificata. Sono tutti sintomi di cattiva ossigenazione, fragilità vasale e difficoltà a smaltire i grassi.

3° STADIO ( sclerotica )

Nel terzo stadio vi è un notevole aumento dei micronoduli. La fibrosi iniziale si è trasformata in vera e propria sclerosi dei tessuti che hanno ingabbiato in grossi ammassi duri i micronoduli precedenti. Il numero dei capillari dilatati, quasi sempre presenti, aumenta. La superficie cutanea non è più omogenea e levigata ma presenta il tipico aspetto “a materasso”, è fredda al tatto a causa dell’insufficienza circolatoria, è dolente se viene toccata anche con modesta pressione e, se viene compressa, lascia una depressione che scompare solo dopo alcuni secondi.

 

Terapia per combattere la cellulite

Esistono molte metodiche che però singolarmente non hanno un’efficacia duratura e sicura

Combattere la cellulite non è cosi semplice, quindi occorre attuare una strategia completa, in cui una dieta equilibrata e un’attività fisica adeguata venga affiancata a trattamenti localizzati, sia di tipo estetico che di tipo medico.

L’intervento sui tessuti dipende dal grado di danno dei tessuti stessi e consiste in un miglioramento dell’aumento di temperatura locale che ottiene lo scopo terapeutico di migliorare il microcircolo, ridurre il pannicolo fibroadiposo, determinando un rimodellamento delle fibre connettivali. I tessuti si mostrano più tonici e si osserva un miglioramento della microcircolazione che induce alla lipolisi (demolizione) dei grassi, per cui si ha una riduzione della cellulite, migliorando l’aspetto “a materasso”.

 

Tecnica mesoterapica e altre

L’esperienza sviluppata con la tecnica mesoterapica ha riscontrato ottimi effetti, soprattutto per la cellulite allo stadio III, dove ben poche tecnologie sono riuscite. L’inoculazione di sostanze scelte in base al sintomo e al paziente che lo manifesta, è tale da permetterne la penetrazione ad una profondità di 2-3 cm., dove provocano un movimento in seno ai liquidi ristagnanti e rompono le cellule di grasso, permettendo il riassorbimento di queste sostanze nel torrente circolatorio. Il suo impiego rafforza i benefici del massaggio linfodrenante, in quanto dieta corretta e rimedi giusti, aiutano anche a tonificare e a rassodare i tessuti.

Il linfodrenaggio è infatti un ottimo aiuto, in quanto serve a riattivare la circolazione linfatica, responsabile dello smaltimento delle tossine dell’organismo. Deve essere effettuato da mani esperte che con sapiente tecnica non vadano a intervenire troppo energicamente e siano capaci di svuotare in maniera corretta le stazioni linfonodali.

Per lo stesso scopo possono essere usate apparecchiature quali la pressoterapia e gli ultrasuoni, preferendo quelle adottate in uno studio di medicina estetica. Scopo della metodica quindi, è di normalizzare il circolo venoso, evitare le stasi linfatiche ed aumentare la micro-circolazione periferica.

La terapia d’elezione che utilizzo è quella appunto che riesce a raggiungere il connettivo o mesoderma, ecco perché si chiama: mesoterapia.

In questa zona s’iniettiamo piccole quantità di sostanze, che vengono scelte in base alle caratteristiche che l’inestetismo ha lasciato nei tessuti. Nel mio studio utilizzo rimedi di origine non chimica, tramite aghi molto sottili. I rimedi terapeutici permettono di ottenere ottimi risultati nella cura del disturbo.

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Ketchup, come prepararlo senza zucchero https://www.rosalbafranco.it/ketchup-come-prepararlo-senza-zucchero/ Mon, 16 Sep 2019 16:05:30 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52650 Ricetta sfiziosa? Salsa ketchup senza zucchero La salsa ketchup senza zucchero è l’alternativa sana al ketchup confezionato che contiene più di 10 zollette di zucchero in un tubetto. La soluzione per evitare l’abuso di zucchero è prepararla in casa, senza cottura e senza mixer, utilizzando come base la salsa di pomodoro fatta in casa, aceto,…

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Ricetta sfiziosa? Salsa ketchup senza zucchero

La salsa ketchup senza zucchero è l’alternativa sana al ketchup confezionato che contiene più di 10 zollette di zucchero in un tubetto. La soluzione per evitare l’abuso di zucchero è prepararla in casa, senza cottura e senza mixer, utilizzando come base la salsa di pomodoro fatta in casa, aceto, sale, spezie a piacere, peperoncino rosso e noce moscata naturalmente senza zucchero. E’ così facile da preparare che ti consiglio di prepararla fresca al momento di utilizzarla.

Volendo prepararne una quantità maggiore ti basterà moltiplicare le dosi di salsa di pomodoro e di aceto e i pizzichi di spezie. In ogni caso puoi conservarla in frigo esattamente come una normale salsa di pomodoro.

La consistenza dipende dalla densità della salsa, meglio se non troppo liquida e comunque secondo gusto personale.Puoi utilizzarla nella preparazione di antipasti, primi e secondi, contorni o sui crostini di pane integrale.Sostituisce le salse contenenti grassi e zuccheri.

Oltre ad essere un’ottima alternativa in caso di iperglicemia, prediabete e diabete è una soluzione genuina per tutti. In questo caso la goccia di miele va sostituita con un pizzico di Stevia in polvere.

 

Ingredienti

Salsa Di Pomodoro (fatta in casa) 50 ml

(Preparata precedentemente con Pomodori , ciliegino, datterino o San Marzano privati della buccia e dei semi)

Cipolla (frullata) q.b.

Aglio q.b.

Basilico q.b.

Sale q,b.

senza aggiunta di zucchero, nè olio in cottura, eventualmente solo 1 pizzico di bicarbonato per togliere l’acidità in eccesso.

Aceto 2,5 ml

Sale 1 pizzico

Spezie Miste  (con macinino) 1 pizzico

Peperoncino Rosso (tritato fine) 1 pizzico

Miele di castagno  1 goccia o Stevia 1 pizzico

Noce Moscata 1 pizzico

 

Preparazione

Prepara la salsa di pomodoro con ciliegino, datterino o San Marzano privati della buccia e dei semi. Aggiungi cipolla, aglio, basilico e sale quanto basta. Cuoci in padella per 10 minuti con un pochino di acqua, frulla con il mixer e setaccia per rendere la salsa più fine e densa

In un bicchiere dosatore, versa 50 ml di salsa di pomodoro.

Aggiungi 2,5 ml di aceto.

Poi sale, spezie miste, peperoncino rosso, noce moscata, una goccia di miele ed emulsiona energicamente con un cucchiaio.

P.S. 1 pizzico equivale alla punta di un cucchiaino 😀

 

Calorie del ketchup 

Le calorie per 50 ml ? Solo 7

Benefici del pomodoro

Il pomodoro, inoltre, se usato senza sofisticazioni e aggiunte caloriche, ha importanti proprietà. È fonte di preziosi nutrienti e ricco di antiossidanti I pomodori sono costituiti per la maggior parte da acqua e da un contenuto di grassi irrisorio, con un conseguente apporto calorico molto basso. I pomodori infatti hanno solo 18 calorie per 100 grammi.

Vediamo insieme quali sono tutti i nutrienti più abbondanti e le relative quantità.

Pomodoro: proprietà nutrizionali

I pomodori sono fonte di preziosi nutrienti, soprattutto di potassio, fosforo, vitamina C, vitamina K e folati. Il colore rosso dei pomodori è dovuto ad un antiossidante, il licopene, la cui azione è adiuvata da altri due antiossidanti ossia luteina e zeaxantina.

Potassio: i pomodori sono una buona fonte naturale di potassio, minerale che aiuta ridurre la pressione arteriosa e regolare la contrazione muscolare. Inoltre, interviene nell’equilibrio acido- base, nella trasmissione degli impulsi nervosi e nella regolazione del ritmo cardiaco;

Fosforo: questo minerale interviene in numerosi processi nell’organismo come i processi di riparazione cellulare e la regolazione del pH. Inoltre, fa parte della frazione minerale di ossa e denti ma anche di enzimi e proteine;

Vitamina C: chiamata anche acido ascorbico, la vitamina C ha una forte azione antiossidante quindi combatte i radicali liberi e stimola il buon funzionamento del sistema immunitario, proteggendo da virus e batteri. Inoltre, è essenziale per la produzione di collagene e per l’assorbimento intestinale del ferro;

Vitamina K: questa vitamina interviene nel processo di coagulazione del sangue, con una funzione antiemorragica, nella protezione delle ossa e nella regolazione della risposta infiammatoria.

 

Buon appetito

Ricetta elaborata dalla Dottoressa Rosalba Franco – Medico dietologo nutrizionista.

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PNEI, evoluzione dell’epigenetica: dal cibo alle emozioni https://www.rosalbafranco.it/pnei-evoluzione-dellepigenetica-dal-cibo-alle-emozioni/ Wed, 07 Aug 2019 15:35:05 +0000 https://www.rosalbafranco.it/?p=52642 Oggi parliamo di Pnei, evoluzione dell’epigenetica: dal cibo alle emozioni. La PNEI, ovvero psiconeuroendocrinoimmunità, nuova scienza medica integrata, è una disciplina che ho inserito nel mio piano di studi. Un alleato prezioso per i professionisti della cura, che mi ha consegnato un modello innovativo di prevenzione e terapia. Già leggendo Strohman, biologo molecolare e i…

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Oggi parliamo di Pnei, evoluzione dell’epigenetica: dal cibo alle emozioni.

La PNEI, ovvero psiconeuroendocrinoimmunità, nuova scienza medica integrata, è una disciplina che ho inserito nel mio piano di studi. Un alleato prezioso per i professionisti della cura, che mi ha consegnato un modello innovativo di prevenzione e terapia.

Già leggendo Strohman, biologo molecolare e i testi di Robert Waterland, ricercatore del Baylor College of Medicine di Houston, Texas, ho potuto apprendere e verificare delle importanti verità circa il condizionamento esterno.

 

COS’È IL CONDIZIONAMENTO ESTERNO

Erroneamente abbiamo sempre pensato che uno stimolo avesse un andamento dall’interno del nostro codice genetico, cioè dal DNA, all’esterno. Non abbiamo considerato, invece, che procede anche nell’altro senso, ossia dall’esterno verso l’interno, cioè dall’ambiente verso l’interno.

Ci viene da chiederci allora…Cos’è l’ambiente? Cosa intendiamo per Ambiente?

Ci sono quindi due aspetti fondamentali.

Uno è quello dell’ambiente inteso come contesto di cui ci circondiamo. Ambiente, però, non è solo aria, acqua, sole, vento.

L’altro, in parallelo, forse ancora più profondo, forse ancora più potente, è quello delle EMOZIONI. Tra queste c’è anche il CIBO. In questi anni di studio e di pratica clinica con i miei pazienti, quello che ho percepito, sperimentato e ho compreso, è che in realtà, nelle vicende della salute e della malattia, soprattutto quelle legate al cibo, ciò che noi chiamiamo emozioni, hanno un peso molto più grande di quello che pensiamo. Ciò influisce in modo determinante sul nostro modo di alimentarci.

Esiste un legame strettissimo tra alimentazione, genetica ed emozioni.

 

LEGAME TRA ALIMENTAZIONE ED EMOZIONI

La PNEI come afferma anche l’Epigenetica è lo studio di come ambiente, pensieri ed emozioni possono influenzare i nostri geni. Non è solo l’ereditarietà a condizionare la nostra salute, ma anche una serie di altri fattori che influiscono sul nostro benessere, considerati eventi stressori, capaci di fungere da silenziatori o attivatori delle nostre espressioni.

In un mondo obesogeno ma sempre più preoccupato per i disturbi dell’alimentazione, tanto che si parla di GLOBESITÀ, imparare a riconoscere cosa può danneggiarci e nello stesso tempo capire come funziona la nostra complessa unitarietà psicofisica, sono due facce della stessa responsabilità.

Per fortuna tutto è assolutamente reversibile.

L’obesità è una patologia curabile grazie a dei regimi alimentari sani e ad un corretto stile di vita.

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